Foresta in fiamme e colpo alla nuca.

Novembre 8, 2013 in Appunti

Giancarlo Caselli lascia la corrente di Magistratura Democratica non condividendo la scelta di pubblicazione, sull’agenda di MD, di uno scritto di Erry De Luca sul “terrorismo” e “antagonismo”.

Sugli anni di piombo, penso che De Luca sia uno dei pochi a non aver rinnegato la sua storia. Lui ammette d’esserci stato dentro, anche se continua ad essere ermetico sulle responsabilità d’altri. Eppure chi voglia capire, ha capito e capisce. Nomi, cognomi, delitti, violenze, sangue, morti ammazzati.

Lui era convinto che l’autunno del 1972 sarebbe stato decisivo e che sarebbero state necessarie le “avanguardie” armate del movimento. Che sarebbe stato necessario il gesto esemplare ed eclatante (quello che lasciava, come scritto su Quaderni Piacentini da “Marcello Manconi”, senza fiato nei polmoni,  criticando i “rivoluzionari” con il fiato corto per l’omicidio Calabresi) per consentire quel salto in avanti.

Analisi fallimentare. Nessun movimento di popolo nell’autunno del 1972. Rimasero i delitti delle avanguardie, il sangue versato.

De Luca lo scrive e lo ricorda. Era opportuno che MD pubblicasse lo scritto?

Caselli non ha condiviso. Comprensibile per chi avverte, nell’attualità, i segnali terroristici di nuovi perdenti.  Scrivere, però, queste cose, è sempre meglio che rinnegarle. La storia va scritta e se si trova chi la scrive, sarebbe  importante stimolare  le sue analisi da protagonista sconfitto. 

 

Mano lesta da Ruby a Giulia. L’omologazione inesistente e i ladri di intelligenza.

Novembre 3, 2013 in Appunti

Esponenti di Forza Italia, come Santanchè e Gasparri, di mano lesta si lanciano sul caso Cancellieri per sostenere l’equivalenza con la vicenda Berlusconi-Ruby.

Identico giudizio di equivalenza da parte di Grillo.

Non esiste alcuna omologazione.

Berlusconi è stato condannato per concussione per induzione per essere intervenuto per il rilascio di una minorenne, facendola affidare alla Minetti che, subito, l’affidò ad una prostituta.

Il Ministro Cancellieri ha segnalato-sollecitato al Dipartimento Amministrazione penitenziaria attenzione per una detenuta, in condizioni precarie di salute. Non poteva essere un intervento influente sulla libertà ma sulle condizioni carcerarie allarmanti. L’unica cosa che avrebbe potuto fare la polizia penitenziaria, erano maggiori controlli.

Non è lo strumento (telefono) che rende omologabili due situazioni totalmente e giuridicamente diverse.

Non cambia la realtà, il contesto amicale in cui è stato sollecitato l’intervento. Cosa avrebbe dovuto fare il Ministro? Avrebbe dovuto ignorare la richiesta-segnalazione poiché proveniva da un amico?

Ho memoria di quando, da sottosegretario alla giustizia, ricevevo segnalazioni. Non potevo farmi giudice di ciò che mi veniva segnalato.  Sicchè, da pubblico ufficiale,  trasmettevo la segnalazione agli uffici competenti.

La questione è altra:  perché è stato interrogato immediatamente il Ministro su una vicenda normale e tecnicamente doverosa?

Come mai sono pubblici interrogatori e intercettazioni?

Perché è accaduto tutto ciò? Queste sono le domande che attenderebbero risposte.

 

Rubbia, senatore a vita. Ricordiamo quando B lo “cacciò”.

Agosto 30, 2013 in Appunti

RUBBIA SE NE VA IN SPAGNA

Il premio Nobel Carlo Rubbia andrà in Spagna a realizzare la centrale solare termodinamica che l’Italia gli ha negato. Il nobel italiano, presidente ENEA fino a pochi mesi fa, ha deciso di partecipare alla realizzazione della prima centrale termodinamica solare in Spagna. Il progetto è conosciuto con il nome di “Progetto Archimede” e, negli ultimi anni, è stato portato avanti da Rubbia in Italia senza alcun successo.

La prima centrale solare termodinamica doveva essere costruita a Priolo, in Sicilia. L’idea riprende il famoso principio degli specchi ustori di Archimede e, non a caso, sarebbe dovuto essere realizzato in Sicilia tramite un progetto Enel-Enea. Non parliamo di fotovoltaico . Nel progetto di Rubbia gli specchi concentrano la luce solare in un unico punto-caldaia producendo calore e quindi energia.

Il progetto Archimede era il frutto di tre anni di studio e non avrebbe richiesto fondi pubblici. La realizzazione della centrale avrebbe beneficiato del finanziamento bancario.

Purtroppo il progetto Archimede è rimasto sospeso nel nulla per un anno e mezzo, bloccato dall’immobilismo governativo. E’ questo quello che si apprende in un’intervista rilasciata da Carlo Rubbia al quotidiano LaRepubblica:

“Abbiamo chiesto un anno e mezzo fa di avere una risposta semplice. Ci voleva qualcuno nel ministero delle Attività produttive e dell’Ambiente che dicesse ‘il solare termodinamico che voi avete progettato è verde, pulito, come l’energia eolica o il solare fotovoltaico ‘. Ma essendo una cosa nuova nessuno ha voluto esprimersi.” ha dichiarato Carlo Rubbia (fonte Ansa 23 settembre 2005).

Nel frattempo la Spagna ha equiparato per legge il solare termodinamico alle fonti rinnovabili pulite ed ha avviato la realizzazione industriale della centrale solare.

Risultato: Rubbia, recentemente licenziato dalla guida dell’ENEA per aver rilasciato dichiarazioni critiche sullo stato della ricerca in Italia, farà i bagagli per andare in Spagna a realizzare la centrale di Archimede.

In passato l’Italia ha perso molti treni… e molti cervelli. Un trend che sembra destinato a durare ancora per molto tempo, purtroppo.

Fonte: ANSA
23 settembre 2005
20050924

Se il tempo non cambia le cose, scema la speranza.

Agosto 28, 2013 in Appunti

Se il tempo non cambia le cose, la speranza scema.

Ritorno dalla Calabria con tante cose piacevoli e una sensazione negativa: la mafia continua imperterrita ad essere subita.

Su un terreno, con casale, confiscato alla mafia, è stato organizzato un concerto.

Ho assistito ai vani tentativi di un genitore che non voleva che il figlio vi partecipasse perché poteva essere visto. Un genitore sicuramente e radicalmente avverso alla mafia.

Il figlio è andato lo stesso ed ha assistito al concerto.  E’ rientrato molto contento.

Ho chiesto al ragazzo quanta gente vi avesse assistito.  Mi ha detto che c’erano diverse centinaia di giovani ma, in grande maggioranza,  provenienti da altre regioni. Pochi quelli del posto che si tenevano ai margini, quasi indifferenti.

Insomma c’era il timore anche di assistere ad un concerto sol perché organizzato su un terreno tolto ad un mafioso ed assegnato ad una cooperativa di giovani che sperano di poterlo coltivare.

Una speranza che, al primo tentativo, era naufragata: di notte erano stati incendiati un trattore ed una pala meccanica. Il concerto era stato organizzato, proprio come risposta all’attentato incendiario,  per riaffermare una presenza subentrata alla mafia.

Ora tutti saranno rientrati nelle regioni di provenienza e lì rimarranno il gruppetto di ragazzi della cooperativa a coltivare una speranza ed una terra.

Una guerra difficile. Le cronache ci diranno.

 

Se la piovra non è solo una fortunata serie televisiva.

Luglio 26, 2013 in Appunti

Ho chiesto ad un mio amico, titolare ed esercente di una bella impresa turistica, se avesse un progetto per ampliare le dimensioni della sua attività, avendo colto una realtà materiale di possibile estensione.

Mi ha risposto,  dopo un sorriso amaro,  che le idee c’erano ma non gli era consentito realizzarle.

Gli ho chiesto ancora cosa e chi lo impedisse.  Mi ha detto che esistono regole da rispettare e che,  oltre una certa misura, sarebbe andato fuori dalle regole.

Preso dalla curiosità, ho insistito per sapere se si trattasse di un impedimento derivante dalla infernale burocrazia tipica italiana. Mi ha detto di no ed ha aggiunto che esistono regole non scritte che si devono capire o intuire: le regole di un sistema malavitoso che consente un certo livello di impresa, oltre il quale si diventa oggetto di interesse torbido e vessatorio.  Insomma non bisogna interferire con altre attività d’impresa.

Mi ha spiegato che se si vuole rimanere un uomo libero e vivere in tranquillità,  si devono accettare le regole, altrimenti “loro” arrivano.

Ancora più incuriosito,  gli ho chiesto se “loro” si erano in qualche modo fatti vivi e come.  Mi ha ancora spiegato che, apparentemente, nulla di illecito era mai accaduto ma che “loro” si erano materializzati,  guardando, con qualche saluto in più,  con qualche domanda leggera su come andassero le cose,  con qualche incontro per strada che prima non avveniva,  con qualche curiosità sui progetti.  “Loro” erano gentili e manifestavano solo un interesse generico, prima inesistente.

Il mio amico,  aveva capito (e mi ha spiegato) che era giunto ad un livello di allarme.  E si era fermato.

Gli ho detto: ma le autorità, lo Stato?  Mi ha pazientemente aggiunto che non poteva certo denunziare il fatto che gli venisse, con frequenza, offerto il caffè o che “loro” lo salutassero con insistenza per strada o gli facessero qualche domandina generica.

Aveva però capito che stava rischiando di andare oltre la regola.  Era allora rientrato nel suo guscio,  aveva rinunziato a qualche progetto,  viveva tranquillo.

Queste sono cose di oggi.  Questa è la mafia,  presente sul territorio,  discreta,  gentile  ma pronta a diventare brutalmente agghiacciante.  “Loro” non hanno bisogno della ferocia.  Ogni tanto lanciano un avvertimento generale, diretto ad uno ma che possono capire tutti.  Così era e così è.

Basta parlare con un “sensore” di strada,  uno di quelli che,  per il proprio lavoro,  vede e sente e che “loro” sanno che nulla ha visto e nulla ha sentito.

Insomma la mafia toglie la libertà,  frena e condiziona l’economia.

La speranza,  ho pensato,   è nel tempo e nel cambio generazionale.  Ma il mio amico mi ha avvertito: sono cambiate le generazioni,  molti di “loro” sono laureati (architetti, avvocati, medici) ma la testa è rimasta quella.

 

L’Italia in controluce e il cannocchiale capovolto

Luglio 18, 2013 in Appunti

Sono belle le parole e belli i concetti.  La democrazia è partecipazione. La democrazia è trasparenza.  La democrazia è conoscenza. La democrazia è verità.
Poi,  dopo esserci saziati di belle parole e concetti, ci accorgiamo che la storia del nostro paese procede nel tempo, lasciandosi dietro una scia di esclusioni, opacità, ignoranza, bugie.
Vediamo l’Italia in controluce, siamo abbagliati, ci sforziamo di scrutare, socchiudiamo le palpebre per tentare di vedere attraverso il bagliore.  Poi ci muniamo di un cannocchiale perché vorremmo vedere le cose più da vicino,  ma il cannocchiale è capovolto e le cose, invece di avvicinarsi,  si allontanano.
Condannati a convivere con l’opacità e le bugie.  Cittadini esclusi, perché l’unica verità è la non verità.
Insomma, per andare sul concreto attuale:  il bliz per catturare Provenzano non fu fatto ma non è reato.  Così, come qualche anno fa, altri giudici scrissero che la perquisizione della casa del capo della mafia, in verità non venne fatta.  Ma non fu un reato,  bensì un disguido.
Ed è così da Portella della ginestra. Misteri,  uno dopo l’altro.  Salvatore Giuliano,  Mattei,  Calvi,  Pecorelli, Ambrosoli,  le stragi di piazza Fontana, Bologna, Brescia,  il sequestro e uccisione di Moro,  le stragi mafiose, le latitanze interminabili, le perquisizioni non fatte,  i bliz falliti,  qualche carta andata smarrita,  le bombe inesplose fatte brillare senza accertamenti e con esse importanti tracce, per asserita insipienza, Ustica.
Ricordo quando Giovanni Ventura, coimputato con Freda, delle stragi e attentati del 1969,  disse al magistrato (non ricordo in questo momento  se era Spitz o D’Ambrosio.  Controllare ora il verbale, cambia poco) che lo interrogava, che aveva dei fatti di cui era accusato, una visione come con un cannocchiale capovolto. Freda rispose che dei fatti di cui era incolpato,  poteva semmai essere testimone ma non responsabile (non usò mai la parola innocenza, essendo un concetto da lui rifiutato).
E tutti l’hanno raccontata così la storia o non l’hanno raccontata affatto.
Gli unici colpevoli sono i “curiosi”,  cittadini o qualche giudice velleitario.
In compenso celebriamo,  deponiamo corone di fiori,  facciamo il gesto rituale di collocare meglio la corona celebrativa,  ci raccogliamo in pensieroso silenzio.  Celebriamo riti commemorativi.  Fanno parte dei riti,  lo dico con amarezza, i processi.
Si,  noi celebriamo riti e processi.
L’Italia rimane in controluce e il cannocchiale è capovolto.

Gioco d’azzardo. Parliamo del business e della politica complice. Ora arriva il max sconto.

Maggio 21, 2013 in Appunti

 

Dal 2003 al 2007 i concessionari hanno evaso enormi importi (la GdF quantificò il dovuto in 98 miliardi. Poi iniziò il contenzioso. La Corte dei Conti ha ridotto e quantificato in 2,5 miliardi di euro. Ora nel nome dell’Imu,  il Governo si accontenta di 600/700 milioni). Per saperne di più, a seguire.

Nella scorsa legislatura,  in Commissione Antimafia, il VI Comitato, da me presieduto, fece un approfondito studio del problema.  All’unanimità vennero approvate due mie relazioni (XXIII n.3 e XXIII n.8).  Furono presentati tre disegni di legge. Il 5 ottobre 2011, il Senato dedicò una intera seduta a discutere le mie relazioni. Vennero approvate all’unanimità anche dall’aula.

A febbraio del 2012, presentammo una mozione perchè fosse dichiarata l’urgenza dell’esame dei disegni di legge. La mozione venne votata all’unanimità, Governo compreso.

Ed invece,  non è stato fatto nulla.  Per un motivo o per un altro,  i disegni di legge annaspavano.  Poi accadde che la Commissione Giustizia del Senato, decise di istituire una propria commissione d’indagine sul gioco d’azzardo, nonostante l’inchiesta già svolta in Commissione antimafia e le tantissime audizioni fatte.  Fu una buona ragione per rallentare ancor più l’esame dei disegni di legge, di cui era stata dichiarata l’urgenza.

Come si poteva,  infatti,  se la commissione giustizia  (che doveva esaminare i disegni di legge), voleva approfondire la questione?

Alla fine, non furono esaminati i disegni di legge e l’inchiesta della Commissione Giustizia,  emise solo un paio di vagiti.

Questo succede se la politica non vuole.  Per farvi un esempio, il lodo Alfano (poi dichiarato incostituzionale), divenne legge dello stato in 21 giorni. Perchè la politica  (la maggioranza di centrodestra)  lo volle.

Ora si parla molto di gioco d’azzardo e si chiede di intervenire.

Per sapere esattamente di cosa stiamo parlando, vi offro una sintesi di ciò che accertammo in antimafia. Queste cose le ho già scritte, quindi le ripropongo come se oggi fosse un anno fa. 

Il gioco d’azzardo. Alcuni dati per capirne e valutarne l’incidenza economica  negativa. A seguire il lavoro, in sintesi della Commissione Antimafia.

-dal 2003 al 2010, i nostri concittadini hanno giocato ben 309 miliardi di euro;

-ogni italiano, a partire da 0 anni, gioca ogni anno 1000 euro;

-parossistico è il settore delle slotmachine. Si pensi che le reti più grandi (nel mondo) sono di 15/20 mila apparecchi. In Italia, sono 400.000 ed aumentano;

-accanto al gioco cosidetto lecito, perchè autorizzato, esiste la parallela rete del gioco illecito, stimato in circa il triplo di quello lecito (insomma, ogni anno, si giocano da 150 a 200 miliardi di euro);

-il gioco è il nuovo fronte di ricchezza della criminalità organizzata;

-i malati da gioco sono stimati tra 1,2 e 1,5 milioni;

-al gioco d’azzardo, si collegano malattie, disperazione, tragedie, crimine, povertà, distruzione e rovina di decine e decine di migliaia di famiglie;

-lo Stato, pur di far cassa (poco più  di 8 miliardi è il guadagno in termini erariali), alimenta un “disastro sociale”.

La incidenza del fenomeno con le molte ricadute, è stata materia di valutazione in Commissione Parlamentare Antimafia. Il VI Comitato,  da me presieduto, ha elaborato una relazione (dopo molte audizioni e acquisizione di documenti),  approvata all’unanimità.  Il documento (doc.XXIII n.8), è stato, quindi, discusso in Senato, nella seduta del 5 ottobre 2011. L’assemblea ha, in quella data approvato la relazione all’unanimità.

I disegni di legge presentati (a firma De Sena, Lauro, Li Gotti) hanno iniziato il loro iter nelle commissioni.

A febbraio di quest’anno, l’Assemblea ha votato all’unanimità la procedura d’urgenza per l’esame dei suddetti disegni di legge. Dopo 8 mesi, siamo ancora in Commissione. Nel frattempo, il Governo, annuncia un debole intervento,  un mero segnale di contrasto alla diffusione delle slot-machine.

Immediata la reazione  (addirittura Milano Finanza definisce l’annunciato provvedimento del Governo, un intervento “anti-crescita”)  dei molti interessi in gioco.

Tra gli interessi in gioco, esistono quelli pesanti della criminalità organizzata. Basti considerare che la Procura Nazionale Antimafia,  ha definito il gioco d’azzardo,  la nuova frontiera del business del crimine.

La Camera, non ha dedicato al problema, diversamente da quanto accaduto in Senato, alcuna attenzione al documento elaborato dall’antimafia, pur essendo statole trasmesso ufficialmente.

Alcuni dicono che la disattenzione della Camera, sarebbe da attribuire ad alcuni deputati particolarmente interessati al business. Non lo so. E’ certo che molto vicino (ne è stato Amministratore, per l’Italia, sino al 2008)  alla società Atlantis (gruppo dominante, con sede nelle Antille) è un deputato, quello stesso che, nel corso della perquisizione degli uffici da parte della Guardia di Finanza, si presentò rivendicando la sua proprietà di un computer e, quindi, si allontanò con il portatile sotto il braccio.  

Verso il Congresso. Preoccupazione per il contenuto di alcune mozioni

Maggio 19, 2013 in Appunti

 

 

 

Facciamo la regola per fare le regole: visione strategica o tramonto delle idee? 

 

Le mozioni che accompagnano le candidature a segretario politico nazionale dell’IDV,  sono tutte molto ricche di temi di intervento politico,  in linea con il programma approvato a Vasto,  nel settembre 2012.  C’è qualche accentuazione di uno  o altro tema.  Ma,  in buona sostanza,  le mozioni ci offrono una grande ricchezza di idee.

Mi interessa, però,  molto il modello di partito con cui si intenderebbe operare. Rammentiamo,  infatti,   che il 22 aprile,  l’Esecutivo Nazionale ha deciso alcune radicali modifiche statutarie.  Le mozioni dei candidati,  con una eccezione,  intervengono con qualche ritocco.

Questa,  a seguire,  è l’eccezione.

La mozione di Ignazio Messina, spariglia tutto, getta le carte in terra e propone un preoccupante impegno da realizzare,  se eletto Segretario.

Non c’è, in verità,   una proposta di modello di partito,  sulla linea tracciata dall’Esecutivo, bensì qualcosa di molto diverso e molto difficile da condividere.  Ve ne spiego la ragione.

Ecco le proposte per punti.  Dice la mozione:

1. “Reputo necessario assumere l’impegno di convocare entro tre mesi dall’elezione del Segretario un’assemblea straordinaria per definire uno statuto che sia conforme ai principi del partito delle regole anche di democrazia interna che vogliamo e dobbiamo essere.  All’Assemblea potranno partecipare tutti gli iscritti che abbiano diritto a partecipare al Congresso“.

Quindi, verso i primi di ottobre, dovremmo sapere come vorremmo essere. E nel frattempo?  Dovremmo fare politica ed invece, impegneremmo un migliaio di iscritti,  a scrivere un modello di Statuto.   Dico questo alla luce del punto che segue, di cui alla mozione:

2. “Al fine di predisporre una proposta di discussione il Congresso nominerà un comitato, uno per provincia, che formuli a maggioranza dei 2/3 una proposta di modifica dello Statuto“.

Sicchè, per tre mesi, a partire da luglio, dovrebbero mettersi all’opera 110 comitati  (uno per provincia),  insomma un migliaio di iscritti,  per elaborare, ciascuno per i fatti suoi, un modello di Statuto e poi, verso ottobre,  l’Assemblea nazionale,  appositamente convocata, esaminerà, valuterà, voterà  le 110 proposte,  dei 110 comitati, di modello di Statuto.  All’esito, il Partito dovrà modularsi,  nei tempi congrui, secondo il nuovo Statuto.

Insomma,  grosso modo, sino alla fine dell’anno,  il candidato Segretario politico, ci vorrebbe far far questo.

Il che significa,  a mio parere,  il rischio forte di congelare il Partito per mesi, senza sapere come sarà e quali regole avremo.

Questa è una proposta-impegno preoccupante.  Molto.

Noi,  infatti,  dobbiamo fare, fare, fare politica.  Non possiamo essere congelati. Non si può consentire che il Segretario politico,  realizzi il suo impegno di farci studiare per i prossimi mesi  (sino all’autunno)  un modello di Statuto. 

 L’orologio politico corre veloce e noi dovremmo costituire 110 comitati provinciali per studiare,  per tre mesi,  e proporre 110 modelli di Statuto?  

Questa non mi sembra  nè tattica nè strategia politica.

Questa è una pericolosissima prospettiva che il candidato Segretario politico nazionale ci offre e promette ,  con l’investitura congressuale.

Ma non è tutto.

Il candidato segretario politico, dice anche che i 110 comitati dovranno preparare un modello di Statuto non liberamente ma  “secondo le seguenti indicazioni“. E quindi snocciola 25 indicazioni.  Insomma,  mi sembra più una parodia che una vera  democrazia dal basso.

Ci dice: fate 110 modelli di Statuto con i determinati specifici contenuti che vi dico io. Poi l’Assemblea Nazionale sceglierà quale dei 110 modelli di statuto con identico specifico contenuto,  diventerà lo Statuto del partito.

Peraltro due delle indicazioni dettate, da recepire nei modelli di Statuto e divenire quindi norme statutarie, appaiono particolarmente inaccettabili e pregiudizievoli. Vediamole:

1. Prima indicazione:   “Abrogazione dell’Ufficio UNO” (Ufficio Nazionale Organizzativo)

Devo, anzitutto,  riconoscere l’onesta autocritica del candidato che vuole “abrogare”  l’Ufficio che ha diretto negli ultimi anni.

E’ certamente comprensibile il giudizio tutt’altro che positivo sul funzionamento dell’Ufficio UNO, cui sono attribuibili interventi ripetuti che hanno scontentato tutti,  senza risolvere,  anzi aggravandoli,  molti  problemi.

Tantissimi focolai di malessere di un partito irrequieto, acuitisi proprio con interventi dell’Ufficio UNO,  anzichè  essere sedati.  Penso che ognuno di noi possa esserne un testimonial.

Eppure l’Ufficio UNO, è destinato ad assolvere una importantissima ed essenziale funzione, così come disegnata nelle integrazioni statutarie decise dall’Esecutivo il 22 aprile, ossia -art.12-  con derivazione collimante con la precedente norma statutaria:

<<L’Ufficio UNO è una struttura che sovraintende e coordina, su indicazione del Segretario Nazionale e della segreteria nazionale, l’organizzazione territoriale del partito e l’attività dei rappresentanti istituzionali -ad ogni livello- che si riconoscono in Italia dei Valori>>, dovendo garantire <<il coordinamento dell’attività politica e istituzionale degli eletti e degli amministratori raccordando il loro operato con le deliberazioni e le decisioni degli organi nazionali del partito>>.

Ebbene, come può pensarsi di “abrogare” il detto Ufficio e, quindi, le dette funzioni,  sol perchè ha funzionato male?

Le funzioni sono essenziali e indispensabili: serve che ci siano responsabili adeguati al ruolo. Giammai la soppressione dell’ufficio e delle funzioni, senza prevedere alcunchè in sua vece.

L’idea di partito, che il candidato segretario si impegna a realizzare, non è comprensibile ed è pregiudizievole.

Come può pensarsi un partito ramificato sul territorio e con centinaia (attualmente 1237)  di eletti e rappresentanti istituzionali,  senza un organismo di coordinamento dell’attività politica?

Il candidato segretario può veramente pensare che questo sia il futuro di agibilità e mobilitazione del partito?

Raccolte di firme,  campagne su temi di intervento politico, mobilitazione con gazebo, mozioni e documenti da presentare in tutte le istituzioni:  da chi, in futuro,  sarebbero coordinati e pianificati?

Un pericolosissimo vuoto conseguente all’abrogazione di un ufficio strategico, destinato inceve ad esserci ed ad operare bene.  Questo serve al partito.

2. Seconda indicazione: <<Spetta al livello regionale valutare ed accogliere le domande di adesione al Partito provenienti direttamente dai territori, salvo ricorso al responsabile nazionale dell’organizzazione che si esprime valutando la compatibilità del richiedente con i valori e le finalità del partito>>.

A parte la ricomparsa di un responsabile nazionale dell’organizzazione,  è scritto nella mozione che si vuole  “una IDV non verticistica”, eppoi,  in materia di controversia relativa alle adesioni,  per tutta l’Italia e l’estero, a decidere dovrebbe essere un solo uomo, ossia il responsabile dell’organizzazione?

E che c’entra?

Una concezione di partito iperverticistica, nonostante che l’art.14 dello Statuto, preveda la competenza del Collegio nazionale di Garanzia “su le controversie relative alle adesioni“.

Una insostenibile,  a mio parere,  confusione e sovrapposizione di ruoli.

Peraltro il candidato segretario, nelle indicazioni per il nuovo Statuto, prevede,  per l’appunto,  il Collegio nazionale di Garanzia, i cui componenti “non possono ricoprire nessun altro incarico interno di partito”  proprio perchè chiamati a svolgere la delicata funzione di risoluzione delle controversie relative alle adesioni. 

Insomma una pregiudizievole sequenza di impegni, non strategica, non tattica,  demolitoria,  incoerente.

Io chiedo espressamente che il candidato segretario,  rifletta sugli impegni che vorrebbe realizzare. Cancelli quelli marcatamente pregiudizievoli, dia coerenza al modello di partito che ha in mente (ma che conosciamo ancora poco, se non per le cose sin quì esaminate).  Non chieda una investitura per realizzare questi progetti.  Cambi i progetti. Può capitare,  nella fretta,  di offrire proposte manifestamente sbagliate. Capita a tutti. Corregga, nella consapevolezza che se dovesse ricevere l’investitura dal Congresso con questi suoi impegni,  farebbe un enorme danno al partito.

Tutti vogliamo una IDV dinamica, capace, presente.  Quando dico tutti, per primi ci metto coloro che si candidano a guidare il partito. Ebbene,  abbiano l’umiltà di riconoscere l’opportunità,  in alcuni casi,   di profondi  aggiustamenti,  cambiamenti,  correzioni.  Lo facciano ora,  perche l’elezione di un segretario politico è legata alla mozione,  con cui ci si appresta a svolgere l’importante ruolo,  rispettando e realizzando gli impegni assunti. 

Sono convinto che la ragionevolezza e l’umiltà positiva e propositiva, vinceranno.  E così vinceremo tutti,  per la nostra Italia dei Valori.

  

Italia dei Valori: ripartire dalla consapevolezza degli errori e l’orgoglio della nostra storia.

Febbraio 27, 2013 in Appunti

 

Bisogna ripartire da una constatazione.  Il progetto, nel quale avevo creduto, di Rivoluzione Civile, è stato bocciato elettoralmente,  nonostante un avvio positivo.  Man mano ha perso smalto, chiarezza comunicativa,  condivisione per alcune scelte politiche in ordine ad alcuni temi del tutto innovativi rispetto alle posizioni sedimentate nell’area politica di riferimento dell’IDV (intercettazioni telefoniche,  amnistia,  liberalizzazioni droghe leggere,  per fare alcuni esempi).

Inoltre la sintesi società civile e buona politica,  è apparsa penalizzante per la buona politica, quasi manifestandosi nella retrocessione della buona politica, così da rappresentarla come una zavorra.

L’IDV aveva svolto negli ultimi anni, un serio ruolo di opposizione accompagnato da proposte serie,  ragionate,  fattibili.

Rivoluzione Civile ha invece avuto difficoltà a valorizzare la continuità del suddetto ruolo di opposizione costruttiva,  proponendosi come soggetto senza un retroterra.

E’ stato un errore fatale,  perchè così facendo ha escluso, dai temi della battaglia elettorale,  argomenti di grande vitalità sviluppatisi nel corso di anni e non più rivendicati o stancamente male enunciati.

Insomma il progetto,  ambizioso nel nome,  ha rinunziato alle radici della buona politica,  puntando sul nuovo titubante.

Non era per nulla in conto,  prevedere questa involuzione progettuale e non erano queste le attese.

Rivoluzione Civile doveva essere sintesi e passo in avanti. Non è riuscita ad esserlo. A questo errore di fondo,  si sono aggiunti errori seriali quale conseguenziale precipitato dell’errore di base.

Ora bisogna riprendere il nostro cammino politico,  fatto di battaglie articolatesi nel tempo e di cui, come IDV, siamo orgogliosi.

Il Presidente Antonio Di Pietro,  con un atto di profonda generosità, ha rassegnato le sue irrevocabili dimissioni.  Ciò vuole rappresentare un segnale concreto di profondo rinnovamento.

In questo nuovo avvio o ripartenza,  serve ancora il suo contributo,  proprio per il concreto significato che esso ha,  per tutti noi classe dirigente.

Ricominceremo dalla consapevolezza degli errori commessi,  con umiltà e con l’orgoglio della nostra storia.

 

Dignità, petulanza ed elemosina per il voto “utile”

Febbraio 14, 2013 in Appunti

 

La morale profonda del cosiddetto voto utile, è:  io non ti aggrado,  mi critichi, mi ricordi errori e magagne,  sono abbastanza inaffidabile,  ho fatto cose di cui mi vergogno,  non sono capace di conquistare un numero sufficiente di elettori per governare. Insomma,  in poche parole,  non riesco a farcela.

È vero che grazie al porcellum,  basta avere un voto,  un solo voto, in piu degli altri per ottenere alla camera 340 deputati,  ossia il 55%, anche se ottengo il 35% dei voti.  Ma ho quel benedetto voto in più che mi trasforma in maggioranza assoluta ampia,  senza di fatto averla.  Sin quì, mi sta bene.

Ma al senato,  è diverso.  La maggioranza ampia di seggi,  con quel solo voto in più,  si ottiene su base regionale.  Insomma ogni regione ha il suo vincitore e consente di eleggere,  a chi vince nella regione,  un numero di senatori pari al 60% di quelli da eleggere nella regione,  anche ottenendo il 30% dei voti , ma con un solo voto in più degli altri.  Insomma,  io i voti non riesco a conquistarli.  Allora, caro elettore,  mi servirebbe il tuo voto.  Io so che tu elettore non mi vuoi votare.  Ma se non mi dai il tuo voto, corri il rischio di far vincere uno che è peggio di me.

Ed allora:  ti faccio schifo,  ma un poco meno degli altri. Votami.  Non ti prometto niente,  perché non posso prometterti ciò che certamente non farò. L’unica cosa che ti prometto è che,  se vinco io,  non vince quell’altro.
Lo so,  questo ê un discorso non molto democratico,  perché ti chiedo di rinunciare a votare per chi vorresti.
Però io non ce la faccio.

Mi vuoi dire che questo è un ricatto:  lo so.  È vero ti sto ricattando, ti sto rubando la generositá,  ti sto togliendo la libertà di votare come vorresti. Ecco,  so di farti doppiamente schifo.  Ma ti chiedo ugualmente, di fare questo sforzo.  Sputami pure in faccia.  Me lo merito,  ma dammi il tuo voto.

Io,  a chi mi fa questo discorso,  lo seguo parzialmente:  lo sputo in faccia e voto in libertà,  perchè il voto è mio ed io sono un cittadino sovrano. L’elemosina la faccio,  a chi decido io.  Tu sei un petulante senza dignità.

Io di te,  senza dignità,  non mi fido.  Sarai capace di tutto dopo.  Di allearti pure con il diavolo,  perchè sei viscido e falso. 

 Io voto in libertà.  Se ti dessi ascolto,  sbaglierei due volte.

Sbaglierei a rinunciare alla mia dignità di cittadino sovrano e sbaglierei,  affidandoti una fiducia che non meriti.  E sei pure arrogante.