L’Italia in controluce e il cannocchiale capovolto

Luglio 18, 2013 in Appunti

Sono belle le parole e belli i concetti.  La democrazia è partecipazione. La democrazia è trasparenza.  La democrazia è conoscenza. La democrazia è verità.
Poi,  dopo esserci saziati di belle parole e concetti, ci accorgiamo che la storia del nostro paese procede nel tempo, lasciandosi dietro una scia di esclusioni, opacità, ignoranza, bugie.
Vediamo l’Italia in controluce, siamo abbagliati, ci sforziamo di scrutare, socchiudiamo le palpebre per tentare di vedere attraverso il bagliore.  Poi ci muniamo di un cannocchiale perché vorremmo vedere le cose più da vicino,  ma il cannocchiale è capovolto e le cose, invece di avvicinarsi,  si allontanano.
Condannati a convivere con l’opacità e le bugie.  Cittadini esclusi, perché l’unica verità è la non verità.
Insomma, per andare sul concreto attuale:  il bliz per catturare Provenzano non fu fatto ma non è reato.  Così, come qualche anno fa, altri giudici scrissero che la perquisizione della casa del capo della mafia, in verità non venne fatta.  Ma non fu un reato,  bensì un disguido.
Ed è così da Portella della ginestra. Misteri,  uno dopo l’altro.  Salvatore Giuliano,  Mattei,  Calvi,  Pecorelli, Ambrosoli,  le stragi di piazza Fontana, Bologna, Brescia,  il sequestro e uccisione di Moro,  le stragi mafiose, le latitanze interminabili, le perquisizioni non fatte,  i bliz falliti,  qualche carta andata smarrita,  le bombe inesplose fatte brillare senza accertamenti e con esse importanti tracce, per asserita insipienza, Ustica.
Ricordo quando Giovanni Ventura, coimputato con Freda, delle stragi e attentati del 1969,  disse al magistrato (non ricordo in questo momento  se era Spitz o D’Ambrosio.  Controllare ora il verbale, cambia poco) che lo interrogava, che aveva dei fatti di cui era accusato, una visione come con un cannocchiale capovolto. Freda rispose che dei fatti di cui era incolpato,  poteva semmai essere testimone ma non responsabile (non usò mai la parola innocenza, essendo un concetto da lui rifiutato).
E tutti l’hanno raccontata così la storia o non l’hanno raccontata affatto.
Gli unici colpevoli sono i “curiosi”,  cittadini o qualche giudice velleitario.
In compenso celebriamo,  deponiamo corone di fiori,  facciamo il gesto rituale di collocare meglio la corona celebrativa,  ci raccogliamo in pensieroso silenzio.  Celebriamo riti commemorativi.  Fanno parte dei riti,  lo dico con amarezza, i processi.
Si,  noi celebriamo riti e processi.
L’Italia rimane in controluce e il cannocchiale è capovolto.