Archivio 2012 dicembre

Storia di ambiguità antica e moderna. Serve conoscere qualcosa del PCI siciliano per capire il PD.

dicembre 31, 2012 in Appunti

 

E’ una lunga e antica storia che parte da lontano e arriva ai nostri giorni.  Serve per capire l’uso di sgradevoli e callide accuse ad Antonio Ingroia.

Esistono diverse antimafia.  C’è quella fatta dalla mafia,  c’è quella fatta con qualche imbarazzo e qualche scheletro nell’armadio,  c’è quella che non guarda in faccia nessuno e non ha colori che la condizionino.

Antonio Ingroia,  e tanti altri come lui,  ha visto cadere massacrati dal tritolo, i suoi maestri e colleghi.  Chi ha vissuto quella stagione di sangue,  la porta nel cuore e nella mente per sempre.  Ha solo voglia di verità e la cerca  con tutte le sue forze,  senza riguardi per nessuno.  Sia che si tratti del mafioso con la coppola e sia che si tratti di un ex vice presidente del CSM,  con buoni amici e protettori.

Questi sentimenti puri,  non possono capirli gli opportunisti ed i calcolatori.  Per questi ultimi,  varrà sempre la convenienza che vincerà sui sentimenti.

Questa è gente pericolosa,  perchè falsa.

Antonio Ingroia  è un allievo di Paolo Borsellino e da Lui ha ricevuto l’insegnamento profondo di non guardare in faccia nessuno,  con la consapevolezza che,  in Sicilia,  la verità non è mai quella che appare e che bisogna piegarsi e raccogliere ogni sasso e rigirarlo,  prima di riporlo in terra.

Se avrete pazienza,  potrete cliccare sul link appena giù.  Conoscerete una storia che aiuta a capire ciò che ho appena,  con i miei limiti,  sopra accennato. 

 

http://archivio.antimafiaduemila.com/notizie-20072011/51-inchieste/15786-giuseppe-montalbano-il-volto-impreditoriale-e-di-sinistra-di-cosa-nostra-.html?start=1

Grasso: un bravo magistrato alle prese con le ambiguità del PD. Una torbida storia.

dicembre 30, 2012 in Appunti

 

Il dott. Piero Grasso,  Procuratore Nazionale Antimafia,  ed ora candidato per il PD,  annuncia una “rivoluzione” nella giustizia,  per fare,  finalmente,  cose importanti.

Affascina la parola “rivoluzione” ma,  certe volte,  basterebbe qualcosa di più semplice.  Per esempio fare una domandina.

Chieda il dott. Grasso al PD,  perchè non volle introdurre,  d’accordo con il PDL, il reato di autoriciclaggio,  la cui importanza era proprio sollecitata dal dott.Grasso.  Ora,  il dott.Grasso,  dice che finalmente potrà introdursi tale reato.  Chieda  però,  prima,  di sapere cosa (e perchè)  accadde il 14 gennaio 2009.  Quando,  con un colpo di mano il PD e il PDL,  impedirono che si accogliesse la mia proposta di introduzione del reato di autoriciclaggio e,  invece,  votarono insieme,  lo stralcio della norma  (il PD ne voleva la soppressione e basta),  per approfondimenti. E quel giorno finì la storia.  Basta leggere il resoconto di quanto accadde in aula quel giorno.

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Ripresa della discussione del disegno di legge n. 733

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di stralcio S1.100.

 LI GOTTI  (IdV)  Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facolta`.

 LI GOTTI  (IdV)

Signora Presidente, la proposta presentata dai relatori riguarda una questione di particolare rilievo. Si tratta di una norma che avevamo inserito nel nostro disegno di legge n. 583, che era frutto di precise indicazioni che provenivano dal Governatore della Banca d’Italia, nonche´ dal Fondo monetario internazionale. Il Governatore della Banca d’Italia, infatti, sentito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalita` organizzata il 14 giugno 2007, aveva rimarcato i risultati positivi ottenuti dagli ordinamenti che puniscono anche il cosiddetto autoriciclaggio. Tali considerazioni erano state successivamente confortate dalle dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia, dottor Grasso, nella seduta delle Commissioni dell’Ufficio di Presidenza riunite 1a e 2a del 24 luglio 2008; egli ha detto che finalmente si accoglierebbero i rilievi formulati dal Fondo monetario internazionale del 2005, suggerendo un intervento legislativo in tal senso, anche alla luce dei risultati positivi raggiunti dagli ordinamenti di altri Paesi, come la Repubblica federale tedesca e il Regno Unito. Cio` per dire che c’era un orientamento favorevole in tal senso, tanto e` vero che i relatori proposero di emendare il testo presentato dal Governo con la previsione di punizione delll’autoriciclaggio. Non capisco ora questa marcia indietro rispetto ad un qualcosa che si faceva nell’interesse condiviso da parte di tutti; non capisco la necessita` di collocare questa norma in un ampio testo diverso. Quale e` questo testo? Stiamo parlando di riciclaggio e autoriciclaggio, di una norma che ci era stata suggerita dal Fondo monetario internazionale, dal Governatore della Banca d’Italia, dal procuratore nazionale antimafia, proposta da noi dell’opposizione, proposta dalla Commissione antimafia all’unanimita` nella scorsa legislatura, fatta propria dai relatori e presentata dai relatori stessi.  Ora si dice di no. Perche´?  Perche´ dobbiamo rinunciare a questo strumento di contrasto all’autoriciclaggio, che e` un fenomeno particolarmente grave e impeditivo di accertamenti? Si dice che ce ne occuperemo in un altro momento. Ebbene, dato che non esistono ragioni valide per rimandare ad un altro momento, che non si capisce bene quale possa essere, ritengo di poter esprimere convintamente il voto contrario alla proposta di stralcio presentata dai relatori. (Applausi dal Gruppo IdV).

 BOSCETTO (PdL)  Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE.  Ne ha facolta`.

 BOSCETTO (PdL)

Signora Presidente, colleghi, in dissenso dal mio Gruppo vorrei esprimere il mio voto in quanto le considerazioni del collega Li Gotti sono anche le mie considerazioni. Il reato di autoriciclaggio e` estremamente importante e viene richiesto ai piu` diversi livelli, da quelli altissimi, menzionati dal senatore Li Gotti, a quelli delle forze dell’ordine in generale, per risolvere problemi che vedono non punita un’attivita` di riciclaggio da parte dell’autore del reato. Cio` fa sı` che si creino delle zone d’ombra che non permettono di perseguire i colpevoli sotto diversi profili, non solo penali ma anche di conseguenze penali del reato, quali sequestri o confische. Conosco l’obiezione di parte della dottrina che e` stata pubblicata anche recentemente su «Il Sole 24 ORE». In sostanza, questa dottrina dice che con la norma sull’autoriciclaggio, per come e` stata scritta dalle Commissioni riunite, si va a fare eccezione al principio consolidato del diritto penale secondo il quale il post factum non e` punibile. L’autore del reato, quindi, e` punibile solo del reato presupposto e non di questo autoriciclaggio che verrebbe da tale dottrina considerato post factum. Ritengo, invece, che per come e´ strutturata la norma si debba prescindere da questo aspetto dogmatico e che i due commi di cui si propone lo stralcio debbano, quindi,  essere introdotti proprio per la fondamentale utilita` della qualeho brevemente parlato in questo mio ragionamento.

 CASSON (PD)Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE.  Ne ha facolta`

 CASSON (PD)

Signor Presidente, l’intervento del senatore Boscetto illustra il motivo per il quale riteniamo indispensabile un ritorno in Commissione della normativa che riguarda l’autoriciclaggio. Noi siamo fortemente e convintamente favorevoli a una riformulazionedelle norme di cui agli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale proprio nell’ottica segnalata dai relatori e anche dai senatori Boscetto e Li Gotti. Il problema e` squisitamente di natura tecnica; non esistono soltantogli articoli de «Il Sole 24 Ore»,  ma intere biblioteche che riguardano interventi sia della giurisprudenza che della dottrina per una riformulazione di queste norme che,  per come sono proposte, sono difficili da interpretare e soprattutto da applicare. Si riteneva opportuno, quindi, come abbiamo gia` segnalato all’interno delle Commissioni riunite, un approfondimentotecnico specifico. Abbiamo riproposto in questa sede una soppressione dei commi 4 e 5,  ma proprio per dare la nostra convinta idea che sosteniamo la necessita` di affrontare il tema del post factum, come giustamente diceva il senatore Boscetto, voteremo a favore della proposta di stralcio e fin da ora annuncio che ritiriamo l’emendamento successivo 1.110 presentato dal Partito Democratico che, invece, riportava la soppressione pura e semplice.

 PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di stralcio S1.100, presentata dai relatori.

E`approvata.

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Da quel giorno,  era il 14 gennaio 2009,  è caduto il sipario. E sono quattro anni.

 

 

 

 

 

 

Bocciata la proposta Severino sul carcere. Una legge che appariva concepita da apprendisti stregoni. E la stampa? Disinforma.

dicembre 22, 2012 in Appunti

 

E’ sconcertante la cronaca dei media sull’affossamento della proposta Severino di sostituzione del carcere con la detenzione domiciliare e l’istituto dell’affidamento in prova.

La cronaca ci racconta che la ministra Severino voleva una legge,  nel segno della civiltà giuridica,  per sostituire le carcerazioni brevi con i domiciliari.

E’ falso e spiace che i media non si siano presi cura di leggere il testo della proposta,  raccontando ai cittadini una serie di sciocchezze.

Ho spiegato in aula che la proposta era tecnicamente sbagliata. Ecco il perchè.

Nella proposta di legge,  si diceva che per le sentenze definitive per reati sino a 4 anni,  poteva il giudice applicare i domiciliari.

Proprio questo è il punto:  riferirsi ai reati puniti con pena sino a 4 anni e non alla pena applicata in sentenza definitiva.  Sono due cose diverse.

Infatti,  un reato punito con 4 anni,  poi può essere aggravato da specifiche circostanze, può essere continuato  (ossia commesso più volte),  può l’autore essere un recidivo.

Faccio un esempio.

Tizio viene condannato per più episodi di stalking, aggravati dalla crudeltà e dall’abuso di relazioni domestiche ed è inotre recidivo.

Il giudice applica una pena adeguata al grave comportamento reiterato e crudele e condanna a 10 anni di reclusione, anche perchè Tizio è recidivo.

La proposta Severino,  precisava invece che,  ai fini della concessione della detenzione domiciliare,  non si dovesse tenere conto degli aumenti di pena per la continuazione,  per le  aggravanti e per della recidiva.

Con la conclusione che un condannato a 10 anni di carcere,  aveva diritto a chiedere la sostituzione del carcere con i domiciliari,  fissati per legge nel massimo di 4 anni.

La Ministra,  ha provato a rispondermi che mai un giudice concederebbe la sostituzione della pena,  in casi simili.  . Questo è il macroscopico errore della  ministra.

E’ la legge che deve mettere i paletti ben chiari e non affidarsi,  di volta in volta,  alla valutazione del giudice che ben potrebbe applicare ciò che la legge consentirebbe.

Se la giustizia fosse come la ministra  (improvvisamente atecnica)  pensa sia,  tanto varrebbe eliminare anche la quantificazione delle pene per tutti i reati e affidarci, ogni volta,  alla fantasia creatrice del giudice,  lasciandolo libero di stabilire,  a suo giudizio, la pena senza rispettare i parametri stabiliti con legge. A differenza del diritto anglosassone  (peraltro anch’esso ha parametri),  il nostro è un sistema di diritto scritto  (principio affermato solennemente nella Costituzione).

Ecco la ragione della opposizione dell’IDV,  coronata da successo nella costernazione della ministra e del PD,  proteso a sostenerla  (ma  “in privato”,  mi davano ragione). 

Noi avevamo suggerito che per i domiciliari, dovessero ricorrere due condizioni:  individuazione della fascia di reati con pena astratta sino a 4 anni  e applicazione in sentenza di pena entro i 4 anni,  non potendosi ignorare le connotazioni,  in concreto,  dei comportamenti illeciti,  essendo i reati,  moltissime volte,  circostanziati oggettivamente e soggettivamente.

Ma la ministra non ha voluto ammettere d’aver sbagliato,  preferendo arrampicarsi sugli specchi.  Ed è scivolata.

 

   

#iocisto. Verso una nuova sfida.

dicembre 18, 2012 in Appunti

 

MANIFESTO PER LA CONVOCAZIONE DELL’EVENTO
DEL 21 DICEMBRE A ROMA AL TEATRO CAPRANICA – ORE 17.30
                                              

 

I promotori sono espressione della società civile e della politica pulita che vuole costruire un’alternativa di governo al berlusconismo e alle scelte liberiste: economiche, sociali e culturali del governo Monti.
– L’alternativa di governo si costruisce con una forza riformista che ha il coraggio di un proprio progetto per uscire dalla crisi e rilanciare l’Italia finalmente liberata dalle mafie e dalla corruzione.
– Abbiamo come riferimento imprescindibile la Costituzione Repubblicana, a partire dall’art. 1 secondo cui il lavoro deve essere al centro delle scelte economiche. Per noi l’Unione Europea deve diventare autonoma dai poteri finanziari con organismi istituzionali eletti dai popoli ed è fondamentale il cambiamento della Casta politica e burocratica italiana mentre lo sviluppo del mezzogiorno è l’unica scelta per unificare il Paese.

 

1. Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese.

 

2. Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere.

 

3. Vogliamo una scuola pubblica che abbia sia per gli insegnanti che per gli studenti il criterio del merito, con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale medico e infermieristico.

 

4.  Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico.

 

5. Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini e la scelta della pace e del disarmo sia la strada per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese.

 

6. Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse.

 

7. Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro e ripristinare il diritto al reintegro sul posto se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento.

 

8. Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici e che l’informazione non sia soggetta a bavagli.

 

9. Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento.


10. Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi.

Queste 10 ragioni sono la guida per un serio governo riformista e democratico.
Per realizzare i dieci obiettivi del “Manifesto” si decide di aprire il confronto con i movimenti e le forze democratiche del Paese.


Roma, 17 dicembre 2012

Cuccioli di regime, coccolati e protetti. Con tanta prosopopea riformista

dicembre 18, 2012 in Appunti

SCONVOCATA LA COMMISSIONE. SALTA IL PESSIMO PROVVEDIMENTO SEVERINO, di cui sotto.

 

Dopo gli accorati appelli,  il Ministro Severino ha ottenuto che la commissione giustizia del Senato, mettesse in calendario il suo provvedimento che introduce le cosidette misure alternative alle pene in carcere e addormenta i processi per reati di gravità medio bassa.

La prima osservazione da farsi è che,  diversamente da quello che si vuol far credere,  tale provvedimento ha una incidenza limitatissima sulla popolazione carceraria (si tratta dello zero virgola).

Assolutamente “provocatoria” è poi quella parte del provvedimento che interviene sul processo, ossia l’affidamento in prova anche del maggiorenne  (per i minorenni esiste già),  prima del processo e della condanna.  Questa proposta è stata fatta dall’IDV da alcuni anni,  ma limitatamente ai reati di bassissimo impatto criminale. Poi la proposta dell’IDV, è stata ripresa dall’ex ministro Alfano e,  quindi,  portata avanti dall’attuale ministro Severino,  con una variante sostanziale:  è stato elevato il tetto di pena,  comprendendovi i reati con sanzione massima di 4 anni.

Ciò significa che il processo per reati con pene sino a 4 anni,  verrebbe sospeso,  l’imputato potrà  ottenere un periodo di prova di due anni,  svolgendo un lavoro socialmente utile non inferiore a 30 giorni,  anche non continuativi.

Trascorsi i due anni, non si farebbe più il processo e  il reato si dichiarerebbe estinto. Totalmente cancellato il reato.

Si osserva  che così si introduce una amnistia permanente  (in genere,  l’amnistia è stata concessa proprio per i reati con pena massima di 4 anni).

A questa osservazione,  ha risposto  (alla Camera,  lo scorso 29 novembre), la Ministro Severino,  molto piccata.  Ha detto  (così la trascrizione):

<<Qualcuno ha parlato ieri di amnistia strisciante.  Questo è un provvedimento che vale soltanto per coloro per i quali un giudice riterrà non presente la pericolosità sociale.  Quindi parlare di amnistia strisciante è tecnicamente scorretto,  perchè l’amnistia è un provvedimento che riguarda tutti e non consente selezioni da parte del giudice>>.

All’evidenza,  il Ministro Severino,   fa riferimento alla norma  che  ne limita l’applicazione,  ossia:   <<La sospensione del processo con messa alla prova non si applica nei casi previsti dagli articoli 102, 103, 104,  105 e 108 del codice penale>>.

Sicchè,  per il Ministro,  proprio questa sarebbe  la differenza dall’amnistia che, diversamente,  ”è un provvedimento che riguarda tutti e non consente selezioni da parte del giudice“.

Non è così.  Il Ministro bluffa alla grande.

Basta aprire il codice penale e leggere l’art.151  (“Amnistia”),  e vi si legge che l’amnistia   ”non si applica“  proprio ai casi previsti dagli articolo 102, 103, 104, 105 e 108.  Esattamente,  quindi,   le stesse ipotesi in cui non si applicherebbe la nuova norma dell’affidamento e sospensione del processo  (delinquenti abituali,  professionali o per tendenza).

Perchè il Ministro Severino,  nota docente in materie penalistiche, ha detto, piccata,  una simile sciocchezza?

Vediamo la possibile spiegazione.

Da pochi giorni è entrata in vigore la tanto decantata legge anticorruzione che ha introdotto i nuovi reati di traffico di interferenze illecite (cosidetta anticricca) e corruzione privata.

Ebbene,  per questi reati,  si applicherebbe proprio il nuovo istituto dell’affidamento, della sospensione del processo,  il lavoro socialmente utile non inferiore a 30 giorni e,  quindi,  l’estinzione del reato,  ossia la cancellazione dello stesso.

La stessa cosa accadrebbe per l’abuso in atti d’ufficio,  per il peculato con profitto dell’errore altrui e per altri reati contro la pubblica amministrazione.

Insomma,  fatta la faccia feroce  (si fa per dire) e,  venduta in Europa e nel mondo,  come esempio di lotta senza tregua alla corruzione e annessi,  ecco il rimedio per i colletti bianchi.

Insomma una presa  in giro, fatta con la prosopopea da grandi riformatori.

La legge in Italia ha sempre un occhio di riguardo per le devianze criminali dei poteri piccoli,  medi e grandi.

C’è stato un gran parlare della necessità di schiacciare la testa al serpente della corruzione che divora ricchezza e correttezza,  ed ecco,  pronto,  l’intervento benevolo per i cuccioli di regime.

Ministro Severino:  perchè non ha messo lo stesso ardore per introdurre il reato di autoriciclaggio, la modifica del voto di scambio politico-mafioso, la penalizzazione del falso in bilancio, l’allungamento della prescrizione?

 

Articolo de Il Punto su querelle Corte Costituzionale-Presidente della Repubblica

dicembre 14, 2012 in Appunti

http://www.ecostampa.it/Servizi/RasClienti/imgrsnew.aspnumart=1OYFX4&annart=2012&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1&isjpg=S&small=N&usekey=B1RO2DD7MONRI&video=0

La politica costa assai, assai.

dicembre 11, 2012 in Appunti

 

Nella pennetta Usb della segretaria di Lusi, vengono fuori i soldi  del finanziamento pubblico al partito che non c’era più, distribuiti agli ex-margherita. Vediamo più da vicino:

1. Francesco Rutelli:

nel 2009,  euro 815.655,24;   nel 2010  euro   928.716,30;  nel 2011,  euro  1.476.199,50;  gennaio 2012,  euro  27.502,02.  Totale euro 3.248.073,06.

2. Dario Franceschini:

nel 2009,  euro 711.129,30;  nel 2010,  euro  162.234,73;  nel 2011,  euro 232.991,44.

3. Enrico Letta:

nel 2009,  euro 111.385,60;  nel 2010,  euro 132.362,12:  nel 2011,  euro  112.272,53. Per rimborso spese telefoniche.  Oltre ad euro 42.000 per erogazione liberale all’Associazione TrecentoSessanta, riferita a Letta.

4.  Beppe Fioroni:

nel  2009,  euro 677.602,35;  nel 2010,  euro 186.328,93;  nel 2011,  euro 151.720,67.

Poi diversi altri ancora,  per un totale di circa otto milioni di euro,  distribuiti  agli ex dirigenti di un partito,  sciolto da anni,  fruitore sino al 2011,  del finanziamento pubblico.

Tutto regolare,  nessun illecito.

La mafia che resiste, ti sorride, ti consiglia, ti coinvolge.

dicembre 6, 2012 in Appunti

 

Masino Buscetta,  fu un mafioso di rango, pur non ricoprendo ruoli organizzativi di vertice in cosa nostra.  Si trattò di una sua scelta, collegata al suo girovagare per il mondo e alla sua insofferenza per alcune rigide regole dell’organizzazione criminale.

Quando,  inseguito dai corleonesi  (lui essendo un fedele di Stefano Bontade) nella guerra di mafia,  vinta da Totò Riina,  cedette allo Stato,  iniziò un lungo periodo di collaborazione.  Aveva,  infatti,  una grande capacità:  la decriptazione dei fatti di mafia e la consenguenzialità degli accadimenti, sostenendo che nell’universo mafioso,  nulla possa accadere per caso,  essendo invece ogni fatto,  la premessa logica del segmento successivo.  Masino Buscetta  “vedeva”  il segmento successivo,  quello ancora non verificatosi ma,  ineluttabilmente,  destinato a verificarsi.

Ho avuto la possibità di parlare con lui moltissimo,  essendo io assetato di conoscenza e lui,  capace di spiegare  ciò che non si trova scritto nelle sentenze,  essendo la realtà di cosa nostra molto più complessa di quella ricostruita giudiziariamente  intorno,  per lo più,  ai fatti omicidiari.

Le sentenze devono dare volto e nome ai responsabili,  non possono essere approfondimenti sociocriminali.

Eppure,  i fatti omicidiari sono il mezzo e non il fine,  della macchina criminale mafiosa. Molto pragmatica nella Sicilia occidentale,  laddove i fatti mafiosi sono strumentali ad una opportunità da sfruttare o ad un”ostacolo da eliminare o una controversia da sanzionare.

Non a caso,  cosa nostra ,  diversamente che la ‘ndrangheta,  non conosce la faida,  essendo tutto finalizzato al business.

Masino Buscetta,  mi ha descritto una cosa nostra non nota,  fatta di uomini altamente presentabili,  anche spendibili politicamente,  utilizzati a fare dotta antimafia nei salotti o nei giornali.  Ogni tanto,  mi diceva: “fai attenzione a quello, stai guardingo,  perchè quello è cosa nostra”.

Ora son passati gli anni,  non ho più ragione d’essere guardingo e molti non ci sono più,  a cominciare da Masino Buscetta.  Ora ci sono i nuovi.

Però qualcuno rimane.  Mi è tornato in mente,  questa mattina,  leggendo,  tra la rassegna stampa,  un suo dotto articolo,  da uomo saggio,  dispensatore di giudizi,  un uomo che si fa ascoltare e ,  politicamente,  indiscusso.

E’ cosa nostra o la sua forza residuale,  tutt’ora però imponente e presente,  senza coppola e lupara.  

La politica degli struzzi e i politici struzzi

dicembre 5, 2012 in Appunti

 

La decisione della Corte Costituzionale sul destino delle 4 telefonate fatte da Mancino a Napolitano,  ed intercettate,  essendo sotto intercettazione il telefono di Mancino,  fa tirare un sospiro di sollievo a molti che,  approfittano della decisione della Corte,  per dire che la vicenda è chiusa e che erano nel torto i critici del Colle.

In verità,  si omette deliberatamente di considerare che le questioni erano due:

1.  quella relativa alle telefonate note di Mancino al Quirinale,  contenenti la sua richiesta d’aiuto per evitare il confronto con Martelli,  la serie di possibili interventi,  sino al tentativo di togliere l’inchiesta alla Procura di Palermo. Queste telefonate,  cui sono poi seguiti interrogatori ed esami testimoniali, determinarono l’infuocata polemica per la pretesa di Mancino, affinchè la Presidenza della Repubblica,  intervenisse per evitargli il fastidioso confronto con Martelli.  Si valutò non ortodossa la disponibilità del Quirinale,  di dare ascolto a Mancino e si valutarono abnormi le iniziative in tal senso. Questa fu la polemica infuocata:  l’ascolto alla lamentazione di Mancino e la sua richiesta “di non rimanere con il cerino in mano”.  Con i conseguenti e documentati passi.

2.  altra e diversa questione,  è stata quella inerente il conflitto di attribuzione   sollevato dal Capo dello Stato con il ricorso alla Corte Costituzionale,  avente ad oggetto 4 telefonate direttamente intercorse tra Mancino e Napolitano.  Non conosciamo il contenuto delle suddette 4 telefonate.  La polemica ebbe come oggetto, l’opportunità di sollevare il conflitto con Palermo,  proprio su una questione astrattamente collegata alla vicenda delle indagini sulla trattativa stato-mafia.  Peraltro,  ben può essere che,  nelle 4  telefonate intercettate,  del tutto estraneo sia il contenuto.  E’ certo che la Procura di Palermo ha dichiarato che detto contenuto è penalmente irrilevante.  La questione era sul come procedere alla distruzione. Ora la sentenza ha deciso che spetta al Gip procedere alla distruzione  (peraltro era questa la tesi della Procura di Palermo) con modalità, in verità non rinvenibili nel codice.  Si capirà di più,  quando si conosceranno le motivazioni.  

Senonchè  la decisione della Corte su quest’ultima questione, fa dimenticare, a molti commentatori e politici,  il vero oggetto dell’infuocata polemica che rimane quello riassunto al punto 1, ossia le strane ascoltate pretese di Mancino di evitare il confronto per accertare un segmento importante della trattativa stato-mafia,  cioè la conoscenza d’essa trattativa  (asserita da Martelli e negata da Mancino),  nel 1992,  tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio.

Tanto per chiarezza e precisione.  Non vogliamo essere condannati ad essere struzzi.  Siamo liberi.

E chiamala, se vuoi, amnistia. Anche se il ministro si picca.

dicembre 3, 2012 in Appunti

 

In questi giorni,  il Governo sta per ottenere il via libera alla proposta di previsione dell’affidamento con messa alla prova degli imputati per i reati con una pena massima di 4 anni.

Ciò significa che il processo verrebbe sospeso,  l’imputato potrà  ottenere un periodo di prova di due anni,  svolgendo un lavoro socialmente utile non inferiore a 30 giorni,  anche non continuativi.

Trascorsi i due anni, non si fa il processo e  il reato è dichiarato estinto.

Si osserva giustamente che così si introduce una amnistia permanente  (in genere proprio per i reati con pena massima di 4 anni).

A questa osservazione,  ha risposto  (alla Camera,  lo scorso 29 novembre), la Ministro Severino,  molto piccata.  Ha detto  (così la trascrizione):

<<Qualcuno ha parlato ieri di amnistia strisciante.  Questo è un provvedimento che vale soltanto per coloro per i quali un giudice riterrà non presente la pericolosità sociale.  Quindi parlare di amnistia strisciantre è tecnicamente scorretto,  perchè l’amnistia è un provvedimento che riguarda tutti e non consente selezioni da parte del giudice>>.

All’evidenza,  il Ministro Severino,  ha fatto riferimento alla norma  (introdotta in Commissione),  che precisa:

<<La sospensione del processo con messa alla prova non si applica nei casi previsti dagli articoli 102, 103, 104,  105 e 108 del codice penale>>.

Sicchè,  per il Ministro,  proprio questa sarebbe  la linea di discrimine dall’amnistia che,  invece,  “è un provvedimento che riguarda tutti e non consente selezioni da parte del giudice“.

Se uno studente di giurisprudenza, affermasse,  all’esame di diritto penale,  una simile cosa, verrebbe bocciato.

Basta infatti,  aprire il codice penale e leggere l’art.151  (“Amnistia”),  e vi si legge che l’amnistia   “non si applica”  proprio ai casi previsti dagli articolo 102, 103, 104, 105 e 108.  Esattamente,  quindi,   le stesse ipotesi in cui non si applicherebbe la nuova norma dell’affidamento e sospensione del processo  (delinquenti abituali,  professionali o per tendenza).

Perchè il Ministro Severino,  nota docente in materie penalistiche, ha detto, piccata,  una simile sciocchezza?   Poichè escludo l’ignoranza,  vediamo la possibile spiegazione (omessa dalla Ministra).

Da pochi giorni è entrata in vigore la tanto esaltata legge anticorruzione che ha introdotto i nuovi reati di traffico di interferenze illecite (anticricca) e corruzione privata.

Ebbene,  per questi reati, si applicherebbe il nuovo istituto dell’affidamento, della sospensione del processo,  il lavoro socialmente utile non inferiore a 30 giorni e,  quindi,  l’estinzione del reato.

La stessa cosa accadrebbe per l’abuso in atti d’ufficio,  per il peculato con profitto dell’errore altrui e per altri reati contro la pubblica amministrazione.

Insomma,  fatta la faccia feroce  (si fa per dire) e,  venduta in Europa e nel mondo,  come esempio di lotta senza tregua alla corruzione e annessi,  ecco il rimedio per i colletti bianchi.

Ministro Severino:  almeno ci risparmi la lezioncina  (sballata)  in diritto.