Basta la parola! “Insinuazione”. Ma è quella sbagliata.

29 luglio 2012 in Appunti

 

 

Si è fatto molto ricorso,  in questi giorni,  a proposito della vicenda Mancino-Quirinale,  ad una specifica parola,  per puntare l’indice accusatorio verso gli autori colpevoli d’aver fatto uso di una condotta,  racchiusa,  per l’appunto,   nella parola  <<Insinuazione>>.

Non pensavamo di dover consultare il vocabolario della lingua italiana ma, considerato l’altissimo ruolo di chi ha recuperato,  dalla nostra lingua,  il vocabolo suddetto,  abbiamo voluto cercare sul Treccani.  Abbiamo,  così,  trovati la definizione e significato della parola  ‘insinuazione’.  Essi sono: 

<<Accusa maligna o calunniosa mossa indirettamente;  parole subdole e apparentemente prive di malanimo,  con cui si cerca di insinuare un sostetto; sospetto o accusa avanzati malignamente con parole allusive e velate>>.

Ebbene.

Cosa c’entra l’insinuazione con il giudizio avente ad oggetto il contenuto chiaro,  lineare, esplicito,  reiterato,  delle telefonate,  legittimamente intercettate,  di Nicola Mancino al Quirinale?

Il chiamante Mancino voleva,  espressamente,  un aiuto per evitare che l’autorità giudiziaria lo mettesse a confronto con Claudio Martelli,  sul segmento molto importante,  relativo alla conoscenza della  “trattativa”  del Ros con Vito Ciancimino,  nel periodo intercorrente tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio.

Martelli,  sostiene di essersi lamentato,  proprio con Mancino,  per l’iniziativa “spregiudicata” del Ros.  Mancino nega,  non solo le lamentele di Martelli ma, anche,  d’aver saputo alcunchè della “trattativa”.

Noi abbiamo giudicato del tutto impropria ed inopportuna,  la richiesta di Mancino,  di “aiuto” al Quirinale ed,  altrettanto improprio ed inopportuno, l’ascolto reiteratamente concesso a Mancino,  spintosi sino al punto di verificare il ventaglio dei possibili interventi da farsi per soddisfare la pretesa di aiuto.

Queste cose,  le abbiamo lette su tutti i giornali,  con virgolettato e nessuno ha smentito la loro corrispondenza al vero.

Perchè,  allora,  siamo accusati di insinuare?

C’è una spiegazione:   definire ‘insinuazioni’,  i fatti,  consente di non parlare dei fatti ma di coloro che,  disdicevolmente,  “insinuano”.   Si realizza,  così,  una perfetta traslazione e con la magica parola  “insinuazione”,  sparisce il fatto e si materializza  “l’insinuatore”.

A questa operazione da “illusionisti”,  partecipano in molti,  richiamati dall’input delle alte autorità.  Quasi nessuno,  (con l’eccezione del Fatto),  si è sottratto alla “chiamata alle armi”, tanto per far capire,  cosa sia la cosidetta  “stampa libera”  in Italia.

Dobbiamo saperle queste cose e dedicarvi un attimo di riflessione,  nel nome della nostra libertà,  anche di pensiero,  e del voler essere cittadini e non sudditi