Dolore vero e non impastato di cinismo, per commemorare Loris D’Ambrosio.

27 luglio 2012 in Appunti

 

La morte di Loris D’Ambrosio,  consigliere giuridico del Capo dello Stato,  addolora.  Lo conoscevo da oltre trent’anni,  era un qualificato e sottile giurista,  impegnato in un ruolo di grande delicatezza ed importanza.  E’ oggettiva la constatazione che tali ruoli,  perpetuati per tanti anni,  sono il frutto di qualità certe.

Dispiace che,  nel momento del dolore,  da più parti,  si sia costruita sulla scomparsa dell’uomo e del giurista,  una tesi  assolutoria e la giustificazione per una vicenda imbarazzante ed inopportuna.

Non si rispetta la dolorosa morte con gli opportunismi,  sfruttati mediaticamente al massimo,  così volendo spostare cinicamente l’attenzione dai fatti al sentimento del cordoglio e,  utilizzando il cordoglio, per assumere una sorta di supremazia morale,  puntando l’indice contro chi  si è permesso di censurare i fatti,  denunziandone la gravità.

I fatti rimangono e,  purtroppo,  non sono cancellabili.  Sgradevole è la cinica operazione.

Non si scomodi la nostra Costituzione,  per  trovare una improbabile giustificazione solenne al tentativo di esaudire la pretesa,  irrispettosa delle istituzioni,  di essere aiutati perchè si evitasse un confronto in un’aula di giustizia,  ritenuto e vissuto come scomodo.

Loris D’Ambrosio,  era rimasto impigliato in questa vicenda,  propabilmente da Lui vissuta con grande imbarazzo.

Riflettesero coloro che hanno accettato che i fatti si verificassero e che,  oggi,  si servono del cordoglio,  pensando con rapace prontezza a  insostenibili tesi giustificazioniste.

Abbassassero,  quindi,   l’indice accusatorio e si facessero un esame di coscienza.  Così sarà vero ed autentico cordoglio.