Dai tagli ai doni. Per le frequenze TV, non vale regola “acchiappatutto”.

27 luglio 2012 in Appunti

di Tiziana Silvestri Dipartimento Lavoro IDV. Contributo per Dipartimento Giustizia.

Avevamo avuto chiare rassicurazioni dal Ministro dello Sviluppo Economico Passera sul superamento del fantasioso “beauty contest” per l’assegnazione delle frequenze televisive. Sembrava non ci fossero ostacoli alla gara a titolo oneroso per l’aggiudicazione di beni-le frequenze televisive- che sono patrimonio pubblico e che fino ad oggi invece di essere valorizzati al meglio, ossia in un mercato concorrenziale, sono stati sviliti e sacrificati all’altare del conflitto di interessi più macroscopico che conosciamo.
Avevamo sperato che questo Governo, di forte ispirazione europeista, tenesse in considerazione finalmente le determinazioni emerse dalla Conferenza di Ginevra in cui si da’ ordine all’Italia di rivedere la distribuzione delle frequenze per migliorare le connessioni veloci: la c.d. Banda Larga..sconosciuta in quasi tutta l’Italia centrale e meridionale.
Ecco invece la decisione del Ministro Passera ,che ha spiazzato anche l’Agicom ,di rinnovare le autorizzazioni per altri 10 anni più una tacita proroga per altri 10.
Insomma l’impianto attuale della distribuzione delle frequenze televisive rimane congelato fino al 2022, con buona pace delle interferenze e dei conflitti che lo caratterizzano.
L’Italia dei Valori ha portato avanti una forte e convinta battaglia di trasparenza sulle nomine del cda Rai , prima di tutto proponendo la modifica della legge Gasparri, madre del desolante scenario di lottizzazione e spartizione a danno dello sviluppo della prima azienda produttrice di cultura, informazione ed innovazione di questo Paese.
L’Italia dei Valori ha da sempre chiesto che il panorama di distribuzione delle frequenze televisive fosse riveduto e corretto, superando una volta per tutte il privilegio concesso alle stesse aziende che ora le conserveranno- gratis- per altri vent’anni.
Nell’Italia dei privilegi e del del finto liberismo a pagar dazio sono sempre le realtà più deboli: in questo caso le emittenti locali che saranno penalizzate dal passaggio al digitale terrestre e che da sempre sono voci autonome nel panorama radio-televisivo.
Così come gli investitori stranieri si terranno ben lontani da un Paese che non e’ riuscito, nemmeno con super-tecnici in un Super-governo a sanare le sue storture più evidenti.
L’Italia dei Valori e’ ancora in prima linea per affermare i principi di sviluppo, legalità e solidarietà su cui fonda la proposta di rinnovamento politico.