#Renzi: avanza il “nuovo”, ma a tratti, sembra senile e rimbambito. Persa la memoria o caso di rigetto?

Giugno 30, 2012 in Appunti

 

 

Il “nuovo”,  è l’antichissima parola magica che i politici incantatori di serpenti,  utilizzano per rincorrere la discontinuità dalla partitocrazia in crisi di rapporto con la società.  E’ una formula affabulatoria abusatissima che risale alla notte dei tempi.  Quando la “politica” tira,  i “nuovi” fiutano l’aria e si presentano come i continuatori,  quando la “politica” non tira,  i “nuovi” si presentano come i discontinui.

La storia è piena di queste cose.

Il “nuovo” per eccellenza,  nello stagno politico italiano,  è il sindaco di Firenze,  Renzi.  Si coglie il suo straordinario bisogno di autoreferenzialità nuovista.  Ha iniziato con la rottamazione generazionale,  ora prova a dare al suo progetto  “postrottamazione“,  un contenuto,  salvo a dire che,  in caso di sconfitta alle primarie,  sarà un fedele sostenitore del vincente rottamando.

Ma che “nuovo” è,  allora?  La rivoluzione “nuovista“,  si adatta subito servente al  “vecchio” vincente?  Questo non ha nulla di rivoluzionario ma,  anche per tale aspetto,  è il vecchissimo opportunismo,  con il solito retrogusto grottesco.

Peraltro,  il “nuovo” rottamatore,  oltre le chiacchiere,  nella concretezza non ha messo fuori corso la moneta del “vecchio“. Insomma,  il “nuovo” rottamatore,  non avrebbe disdegnato il denaro  (70mila euro)  da parte del  “vecchio che più vecchio non si può“,  ossia non da un partito esistente ma dal  “partito che non c’è”,  rappresentato dal tesoriere Lusi.  Insomma un “vecchio” così stantio,  espressione della degenerazione partitocratica,  da sconfinare nella senilità.  Che bella sintesi del nuovo con il senile!

Al “nuovo”,  non è rimasto che dire che non sarebbe vero  (ma ci sono un paio di fatture di società che avrebbero speso per la sua nuova politica,  tant’è che il tesoriere Lusi ha querelato “l’ ingrato”),  con il grave rischio di apparire un  “nuovo”  che non ricorda,  ossia un  “vecchio senile e  rimbambito”.

Bella la politica, vero?  Questo,  però,  è il teatrino.  La politica è altra cosa.