Archivio 2012 Giugno 27

FORNERO: LAVORO NON È DIRITTO. Leggi articolo completo su primo commento

Giugno 27, 2012 in Appunti

http://www.corriere.it/economia/12_giugno_27/riforma-lavoro-intervista-fornero-wall-street-journal_0ea5016e-c048-11e1-9409-cd08fce6f4b9.shtml

Il baratto. Intervento lucido del sen. Franco Monaco (PD) su beffa della riforma costituzionale.

Giugno 27, 2012 in Appunti

RIFORME. INDEGNA SCENEGGIATA PDL
Come spesso accade, dissento dall’amico Stefano Ceccanti: è giusto paventare il severo giudizio degli elettori a fronte del probabile, anzi ormai praticamente certo, fallimento delle riforme costituzionali reiteratamente e solennemente promesse. Ma spetta a noi spiegare agli italiani come stanno esattamente le cose, a chi specificamente attribuire la responsabilità dell’ennesimo smacco. Personalmente ho molte riserve sulle riforme sortite da un lungo e laborioso confronto svoltosi in commissione Senato seguendo le procedure di revisione contemplate dall’art. 138, ma il testo varato a larga maggioranza e nel segno di un reciproco affidamento non è stato sconfessato da noi. Prima il PDL ha scaraventato direttamente in aula l’emendamento (sic) che pretenderebbe di farci passare da una democrazia parlamentare a una semipresidenziale. Il  che chiarissimamente costringerebbe a riscrivere tutto, vanificando tre anni di faticoso lavoro, a motivo della ovvia portata sistemica della proposta (solo la colpevole partigianeria del presidente del Senato ha potuto autorizzare emendamenti manifestamente inammissibili). Come non bastasse, la scorsa settimana si è aggiunto il carico da novanta della Lega: sempre via emendamento ha fatto la sua apparizione il Senato federale concepito come mera moneta di scambio con il PDL. Io do il semipresidenzialismo a te, tu dai il Senato federale a me. C’è da trasecolare: si fa della Costituzione oggetto di baratto politico, solo per ricostituire la vecchia solidarietà PDL-Lega, per indebolire il governo Monti, sconfessando l’intesa con il PD sulle riforme e non facendosi scrupolo di affossare tutto. E’ di tutta evidenza che non c’è il tempo per quattro passaggi parlamentari e che una riforma fatta con maggioranza risicata non solo sarebbe lacerante ma non andrebbe da nessuna parte: dovrebbe passare al vaglio poi di un referendum costituzionale confermativo di qui a un anno, subito dopo le elezioni del nuovo parlamento e del nuovo presidente della Repubblica, a rischio di una loro delegittimazione appena insediati. Pura follia. Semplicemente una presa per i fondelli. Domando: perché mai dovremmo prestarci ancora a questa indegna sceneggiata? Cosa aspettiamo a rovesciare il tavolo? Che non è il tavolo delle riforme ma della propaganda, del’imbroglio, delle manovre mirate oggi a logorare Monti mettendo in tensione la maggioranza che lo sostiene e domani a ricostituire l’asse PDL-Lega? E’ tutto così evidente e anche facile da spiegare all’opinione pubblica. Che aspettiamo ad adottare il linguaggio del sì sì no no, affrancandoci dai tatticismi? Che stiamo a discutere di merito, ben sapendo che il merito è un puro pretesto, una manovra diversiva e propagandistica?
Diciamo la verità: anche noi siamo ostaggio dell’ossessione per il discredito e la collera che ci circondano. Discorriamo di Costituzione con l’ansia di mostrare che intendiamo onorare la promessa di ridurre i parlamentari. Obiettivo giusto, ma non esattamente una buona ragione per varare una riforma quale che sia di una parte importante della Carta fondamentale. Stralciamo la riduzione dei parlamentari e molliamo tutto il resto. Tutti sanno perfettamente che è puro teatro. Facciamola finita e parliamo il linguaggio della verità, denunciando la manifesta strumentalità di questo mediocre balletto. Abbiamo un po’ di fiducia nell’intelligenza degli italiani e anche in noi stessi, nella nostra capacità di spiegare loro né più né meno che la verità.
Rinunciamo alle tecnicalità: caro Ceccanti, riponi la tua ricca, troppo ricca e multiuso, cassetta degli attrezzi, che ci distrae dalla sostanza politica della questione. Rinunciamo al tatticismo, alla maniacale preoccupazione di mostrarci disponibili a discutere (ma qui si tratta di non prestarci ad avallare la finzione e l’imbroglio). E rinunciamo infine all’improvvisazione: personalmente inscrivo sotto questa voce la proposta pur autorevolmente avanzata di un referendum costituzionale di indirizzo sulla forma di governo. L’istituto del referendum costituzionale, nel nostro ordinamento, è contemplato eventualmente a valle e non a monte di riforme istruite e votate nella sede appropriata che è il parlamento. Il quale altrimenti si spoglierebbe di un compito di studio, discussione, deliberazione che non è saggio attribuire preliminarmente al corpo elettorale, con un parlamento che si limita alla ratifica. Gli elettori difficilmente potrebbero pronunciarsi con cognizione di causa su una materia tipo l’una o l’altra forma di governo. Plausibilmente essi si limiterebbero all’etichetta e a chi la sa meglio confezionare dentro la semplificazione comunicativa. Un plebiscito, più che un pronunciamento razionale e consapevole su materia per la quale la sostanza spesso sta nei dettagli e comunque dentro delicati congegni inadatti alla traduzione in slogan.
24 giugno 2012                                                                                             Franco Monaco