Non convince Il Presidente Napolitano. Bisogna rispettare il diritto alla verità.

Giugno 17, 2012 in Appunti

 

Abbastanza opaca l’iniziativa del Presidente Napolitano in merito alla vicenda di Nicola Mancino.
Mettiamo un poco di ordine.
Nicola Mancino, sostituì, a fine giugno 1992, Vincenzo Scotti al ministero degli interni.  Si è tentato di giustificare la rimozione di Scotti,  con il fatto che la DC avesse deciso l’incompatibilità degli incarichi ministeriali con il mandato parlamentare.  Scotti, per l’appunto aveva il doppio incarico.
Senonché questa giustificazione,  non regge per nulla,  per la semplice constatazione che Vincenzo Scotti, non uscì dal Governo,  ma venne nominato ministro in un altro dicastero, al posto degli interni.
Quando,  invero,  chiesi  (in uno dei processi per la strage di via D’Amelio)  a Scotti la ragione della sua sostituzione,  rispose con una sorriso significativamente sarcastico. Il gesto venne puntualmente registrato nel verbale dell’udienza.
Alla mia insistenza,  anche per la sua esplicita espressione sarcastica,  Scotti diede questa risposta:  “è un mistero per me”.


Nicola Mancino non è stato mai di aiuto.  Non ha ricordo d’avere incontrato Paolo Borsellino il 1º luglio 1992 al Ministero ed,  inoltre,  esclude che mai nessuno gli abbia mai parlato di trattativa.
Sentito in commissione antimafia,  ha detto però qualcosa di interessante:  ossia ha parlato della esistenza di una cosa nostra ostile allo stragismo.  In verità,  delle due anime di cosa nostra,  non si sapeva nulla nel 1992/93.  Solo nel 1994,  con le dichiarazioni di Salvatore Cangemi,  si seppe della possibile spaccatura tra Riina e Provenzano.

Mancino ha cercato di giustificare questa sua conoscenza,  inviandomi delle copie di articoli pubblicati tra la fine del 92 e gli inizi del 93.  Del tutto inutili a dare conforto alla sua tesi   che della cosa ne avesse parlato già la stampa.  Assolutamente non vero.
Mancino,  inoltre,  ha smentito di aver ricevuto le lagnanze di Claudio Martelli  (ministro della giustizia)  per l’iniziativa trattativista assunta dei carabinieri dei Ros (ampiamente dimostrata).

Si profilava, quindi, la necessità di un confronto  (cosa poi fatta,  con Martelli e Mancino,  arroccati sulle rispettive posizioni). 

Fatte queste premesse,  Nicola Mancino,  non ancora indagato,  ha avuto i recenti contatti con la presidenza della repubblica,  dicendo di sentirsi solo e lamentandosi del comportamento di alcuni magistrati.
Ora il Presidente Napolitano,  ha ammesso i reiterati contatti con Mancino e ha spiegato di essere intervenuto con una lettera al Procuratore Generale della Cassazione,  segnalando un difettoso coordinamento del lavoro investigativo della Procure di Palermo,  Caltanissetta e Firenze.
Ebbene,  questa spiegazione del Presidente Napolitano,  non mi convince per nulla.

Infatti,  la materia del coordinamento delle indagini svolte da più procure in materia di mafia,  è la funzione che la legge assegna al Procuratore Nazionale Antimafia.
Competenza specifica ed espressa.
Cosa c’entra il Procuratore Generale della Cassazione,  titolare invece di azione disciplinare?
Il Presidente Napolitano,  ha scritto cioè alla persona sbagliata,  per segnalare un difettoso coordinamento delle procure.
Dovendosi escludere che,  alla Presidenza della Repubnlica, ignorino la legge che assegna al Procuratore Nazionale Antimafia,  la funzione del coordinamento,  rimangono integri gli interrogativi sulla iniziativa del Presidente Napolitano.

Questa opacità fa male e non è ciò che vogliono i cittadini.