Pio La Torre, a trentanni dalla uccisione. Una verità difficile per una causale certa.

30 Aprile 2012 in Appunti

 

Il 30 aprile 1982,  trenta anni fa,  cosa nostra uccideva a Palermo,  Pio La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo.

La mattanza mafiosa,  aggiungeva altre vittime alla sua lista interminabile e interminata.

Pio La Torre,  importante dirigente nazionale del PCI e segretario regionale,  aveva capito molte cose e aveva aggredito almeno tre snodi:  Comiso,  il rinnovamento della classe politica siciliana collusa con la mafia,  i patrimoni mafiosi.

Quando venne ucciso,  non esisteva ancora,  nel nostro codice,  il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis) e,  non esistevano misure di accertamento e contrasto all’accumulo di capitali illeciti mafiosi,  con il sequestro e la confisca.  Questa importante normativa, venne introdotta nel settembre del 1982,  con l’approvazione della legge denominata  “Rognoni-La Torre”.

E’ mia opinione che la sua morte,  sia cominciata nel 1976,  quando presentò la relazione di minoranza in Commissione Antimafia,  indicando con nomi  (Lima,  Gioia,  Ciancimino),  la cupula politico-mafiosa.  Poi venne la sua durissima battaglia contro la base di Comiso,  con il milione di firme raccolte in una petizione al Parlamento.

Ricordo che molti anni fa,  in un momento di frizione con le autorità americane,  un exmafioso pronunziò,  irritato,  la frase:  “le onde dell’oceano,  portano lontano”.  Gli chiesi,  discretamente, cosa volesse dire.  Mi rispose con una parola:  “Comiso”.  Io capii  l’intreccio di interessi dietro la uccisione di Pio La Torre.

Ora vorrei,  con voi,  condividere il  ricordo per il  sacrificio di un uomo che aveva capito molte, molte cose.  Era un nemico della mafia,  in tutte le sue valiabili.