Anatema in cattedrale del sacerdote contro i giudici che hanno condannato il padre per mafia

Aprile 18, 2012 in Appunti

Da Il Crotonese del 17 aprile.

L’anatema del prete contro i giudici meschini
Suo padre è stato condannato, in primo e secondo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso; e lui, appena ordinato sacerdote, non ha esitato a definire quei giudici gretti e meschini, accusandoli di aver condannato un innocente obbedendo a logiche di parte e verità di comodo. La sua omelia di fuoco, don Vincenzo Scerbo, fresco di ordinazione, l’ha fatta dal pulpito del duomo di Isola Capo Rizzuto domenica.
“In questa sede elevo gravida di dolore la mia preghiera a Dio perché la sua giustizia intervenga là dove la giustizia di questo mondo ha dimostrato tutta la sua meschinità e la sua grettezza”. Queste le parole pronunciate da don Vincenzo nel duomo di Isola Capo Rizzuto domenica 15 aprile. Don Vincenzo Scerbo non è un sacerdote qualunque; quel ragazzo di 26 anni, che solo il giorno prima ha indossato l’abito talare, è figlio di Romolo Scerbo ed è a lui, chiuso in una cella, che ora rivolge il suo pensiero, a lui, ma anche ai fedeli che lo ascoltano, vuole manifestare lo sdegno e il disprezzo per quei giudici terreni che lo hanno condannato.
Romolo Scerbo è stato giudicato già due volte ed è stato ritenuto colpevole di un reato odioso: estorsione ai danni dei gestori di un villaggio turistico con l’aggravante di aver agito usando metodi mafiosi.