Archivio 2012 aprile

Pio La Torre, a trentanni dalla uccisione. Una verità difficile per una causale certa.

aprile 30, 2012 in Appunti

 

Il 30 aprile 1982,  trenta anni fa,  cosa nostra uccideva a Palermo,  Pio La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo.

La mattanza mafiosa,  aggiungeva altre vittime alla sua lista interminabile e interminata.

Pio La Torre,  importante dirigente nazionale del PCI e segretario regionale,  aveva capito molte cose e aveva aggredito almeno tre snodi:  Comiso,  il rinnovamento della classe politica siciliana collusa con la mafia,  i patrimoni mafiosi.

Quando venne ucciso,  non esisteva ancora,  nel nostro codice,  il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis) e,  non esistevano misure di accertamento e contrasto all’accumulo di capitali illeciti mafiosi,  con il sequestro e la confisca.  Questa importante normativa, venne introdotta nel settembre del 1982,  con l’approvazione della legge denominata  “Rognoni-La Torre”.

E’ mia opinione che la sua morte,  sia cominciata nel 1976,  quando presentò la relazione di minoranza in Commissione Antimafia,  indicando con nomi  (Lima,  Gioia,  Ciancimino),  la cupula politico-mafiosa.  Poi venne la sua durissima battaglia contro la base di Comiso,  con il milione di firme raccolte in una petizione al Parlamento.

Ricordo che molti anni fa,  in un momento di frizione con le autorità americane,  un exmafioso pronunziò,  irritato,  la frase:  “le onde dell’oceano,  portano lontano”.  Gli chiesi,  discretamente, cosa volesse dire.  Mi rispose con una parola:  “Comiso”.  Io capii  l’intreccio di interessi dietro la uccisione di Pio La Torre.

Ora vorrei,  con voi,  condividere il  ricordo per il  sacrificio di un uomo che aveva capito molte, molte cose.  Era un nemico della mafia,  in tutte le sue valiabili.

  

 

Fornero, la ministra che ricorre al falso intellettuale.

aprile 29, 2012 in Appunti

 

 

 

SI CHIAMA DISONESTA’ INTELLETTUALE.  Si coglie quando taluno,  per sostenere un proprio argomento,  assume falsamente un presupposto,  così da rendere logico e corretto il proprio argomentare.  La ministra FORNERO,  ha detto che la modifica dell’art.18,  sarebbe necessaria perché può accadere che un datore di lavoro,  sia costretto a licenziare per motivi economici. Con questa affermazione,  la ministra spaccia per fatto oggettivo,  una falsità.  Invero,  fa intendere che l’attuale art.18,  non prevederebbe la possibilità del licenziamento per motivi economici,  sicché si dovrebbe intervenire,  per colmare questa lacuna.  Un FALSO.  L’attuale articolo 18,  prevede il licenziamento per motivi economici.  Mi rendo conto che parlare di disonesta intellettuale,  potrebbe apparire una espressione forte.  Allora,  se avete pazienza, potete leggere quanto già scrissi,  testo del disegno di legge alla mano,  sul proposto nuovo art.18.  Poi,  potrete dire se sia una espressione forte o un caso di disonestà intellettuale.

Ecco quanto OGGETTIVAMENTE  può dirsi del nuovo art.18.

Deve esserci una forma di latente sadismo in coloro che hanno scritto il nuovo art.18.  Cercherò di tradurre l’essenza,  estratta da un percorso argomentativo,  fortemente involuto e contorto. Dopo il mio tentativo di offrirvi l’essenza,  potrete giudicare il pastrocchio.

In queste settimane, siamo stati coinvolti nel contrastare la modifica con cui,  poteva licenziarsi un lavoratore, assumendo l’esistenza del motivo economico (ossia legato alle esigenze di ridimensionamento di una azienda o alla necessità di mutare alcune figure professionali, non più essenziali al ciclo produttivo).  La previsione che il giudice,  anche accertando l’insussistenza del motivo economico del licenziamento, dovesse  – senza altra alternativa –  dichiarare la nullità del licenziamento e contestualmente risolvere il rapporto di lavoro,  condannando però il datore di lavoro a risarcire il lavoratore, mandato a casa,  era una contraddizione in termini.  Nullo il licenziamento ma risolto il rapporto di lavoro.   Era troppo ovvia la considerazione della possibilità di mascherare un licenziamento, anche per motivi discriminatori, con insussistenti motivi economici. Il Governo,  ha presentato il disegno di legge,  apparentemente cedendo alle ovvie suddette considerazioni.  Ne è venuto fuori un testo perfido,  escogitato malevolmente con paradossali acrobazie giuridiche.  Non è serio, ciò che è stato fatto. Il Prof. Mario Monti, si dichiara orgoglioso della “storica riforma”. Vediamola allora,  sul punto di aspro dibattito. 

Mi limito, quindi,  alla disciplina del licenziamento economico. Continua a leggere →

Demagogia, politica, democrazia.

aprile 27, 2012 in Appunti

 

 

Le parole del Presidente Napolitano,  hanno il pregio di richiamare l’assoluta imprescindibilità della politica,  nei sistemi democratici.

Le dittature,  nascono sulle ceneri della politica,  intendendosi per essa il confronto,  l’analisi,  la contrapposizione,  la sintesi.

Questi concetti,  sono estranei alle dittature e ai regimi totalitari,  essendo il regime totalitario un sistema che si autoinveste di capacità di soluzioni salvifiche,  affiancato dalla creazione di un universo nel quale vengono scaricati gli elementi di sporcizia della democrazia.

Il mondo viene,  così,  diviso in due emisferi:  quello del bene vincitore,  quello del male sconfitto,  ma perennemente in agguato.  Proprio l’esistenza del pericolo delle infezioni, comporta per i regimi totalitari,  l’eliminazione di tutto ciò che possa mettere in crisi,  la sua visione assolutistica. La politica,  in quanto discussione,  confronto,  dialettica anche aspra,  è l’insidia del totalitarismo.

Quindi politica e regime totalitario,  sono contrapposizioni nette di sistema e di libertà.

La politica  vive attraverso forme strutturate (i partiti),  che costituiscono i luoghi di analisi e di proposte,  per la soluzione dei problemi e per la creazione di modelli di sviluppo,  di mercato,  di economia,  di cultura,  di diritti.

Quando i partiti si ammalano,  la strada breve della tentazione della missione purificatrice e salvifica,  costituisce un normale fenomeno di cosidetta antipolitica che,  per essere tale,  ha necessità di affrancarsi brutalmente da qualunque forma della politica,  anche attraverso esasperazioni concettuali.

Nasce così  il terreno fertile della demagogia,  quale espressione della corruzione della politica e della democrazia.  La demagogia è,  per l’appunto,  figlia della  politica malata.  E’  la febbre.  Non è la malattia,  ma il sintomo.  La demagogia non sarà mai la medicina della politica malata,  essendone figlia.

Il Presidente Napolitano,  ha detto che la politica deve curare la sua malattia,  intervenendo sulle sue infettate strutturazioni,  ossia i partiti.

E’ una analisi ed una sollecitazione ,  assolutamente esatte.

L’analisi e la sollecitazione,  danno fastidio alla demagogia che,  in quanto figlia della malattia, deve la sua esistenza ad essa malattia.  La guarigione della politica,  rappresenta,  invero,   il momento dell’evanescenza della demagogia.

Dobbiamo tornare a credere nella politica,  curando la sua malattia e le strutturazione infette.

Non è facile,  perchè esistono incrostazioni spesse.  Bisogna, quindi,  avere volontà e determinazione, concretezza e proposta.

Insomma,  non basta additare la malattia di cui si è figli,  perchè serve,  invece,  curare la malattia. 

 

 

Sull’art.18, l’asse PD-PDL, chiude ogni discorso: traditi i lavoratori e offesa l’intelligenza

aprile 26, 2012 in Appunti

MI VERGOGNO PER LA LORO IPOCRISIA. SENZA PUDORE. DIFENDERE DIRITTI E’ UN DOVERE, PER LORO E’ SEMPRE INCIUCIO. E COME SI INTENDONO! OGGI PD E PDL STRETTI NEL PATTO D’ACCIAIO. MENTRE URLAVO PER DIFESA DIRITTI LAVORATORI, LORO CON LO SGUARDO ASSENTE. E’ QUESTO IL PD? CONTRO DI ME, CON IL PDL.

 

La Commissione Giustizia,  sulla materia del mercato del lavoro,  è chiamata ad esprimere il proprio parere per le parti giurisdizionali. 

L’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, che il Governo intende modificare, attiene alle sentenze che possono essere emmesse dai Giudici,  in tema di licenziamenti.  Quindi, materia giurisdizionale.  Infatti,  per tre sedute si è parlato,  in Commissione Giustizia del Senato,  del proposto nuovo art.18.  Ripetutamente,  ho avuto la parola per dimostrare come si tratti di modifiche assolutamente irragionevoli giuridicamente. 

Anche su questo blog,  ho articolato le mie critiche  (sul blog,  è sufficiente,  digitare la parola chiave “art.18”).

E’, invece, accaduto,  che l’asse PD-PDL,  abbia improvvisamente deciso che l’art.18  (che tratta delle motivazioni dei licenziamenti,  delle valutazioni e delle sentenze dei giudici),  non sia materia giurisdizionale,  sicchè d’esso non debba parlarsi.  Tutto ciò,  per ordini ricevuti.  Deve cadere il silenzio.  Ho contestato siffatta decisione,  adottata in violazione del regolamento.  La risposta è stata un vergognoso e imbarazzato silenzio.  Mi guardavano con lo sguardo inespressivo,  di chi sta offendendo la propria e l’altrui intelligenza.

Insomma il posto di lavoro,  la risoluzione del rapporto,  il tipo di decisione da adottarsi con sentenza, la tutela giurisdizionale,  l’evidenza della “insussistenza manifesta”,  il diritto al reintegro o il licenziamento,  non sono cose che riguardano la Giustizia.

Mi è sembrato,  improvvisamente,  come se si fosse materializzato un regime.   

Dell’Utri: se il giudice di Berlino, è una carogna.

aprile 25, 2012 in Appunti

 

 

Quando la Cassazione, annullò la sentenza di condanna,  pronunziata dalla Corte di Appello di Palermo, di Marcello Dell’Utri,  disponendo un nuovo giudizio,  il commento più diffuso fu:  esiste un giudice a Berlino.

La frase, richiama la disavventura giudiziaria di un mugnaio di Potsdam che,  nel ‘700,  in un contrasto giudiziario con un nobile,  non riusciva ad ottenere ragione e giustizia.  Il mugnaio, non si arrese,  ricorrendo a tutte le magistrature prussiane che continuarono a dargli torto.  Con testarda volontà,  il mugnaio riuscì ad arrivare a Federico II il Grande,  la massima autorità, il sovrano di Prussia.  Andò a Berlino.  Ottenne giustizia.  La frase e la storia, vogliono quindi significare,  dopo la malagiustizia,  l’esistenza di un Giudice che ripara i torti subiti.  Con il:  “ci sarà un giudice a Berlino”,  si manifesta così la fiducia e  l’auspicio di chi si senta vittima di malagiustizia,  di avere riconusciuti i diritti,  rivolgendosi al massimo vertice della magistratura.

Il giudice di Berlino  (la Cassazione),  evocato dopo l’annullamento della sentenza di condanna, ha,  ieri, depositato le motivazioni della decisione.

Tre le affermazioni principali del Giudice di Berlino:

1.  Il concorso esterno nell’associazione mafiosa,  non è una stortura ma fotografa realà criminali esistenti,  codificate agli articoli 110 (concorso) e 416bis (associazione mafiosa) del codice penale.

2.  Marcello Dell’Utri ebbe rapporti con i vertici di Cosa Nostra, facendosi da tramite nel rapporto tra Stefano Bontade  (boss di primissimo piano di cosa nostra,  poi ucciso nella guerra di mafia con la fazione vincente, cosidetta “corleonese”,  facente capo a Riina e Provenzano),  e Silvio Berlusconi.

3.  Silvio Berlusconi diede molto denaro a cosa nostra,  in un rapporto di reciproca convenienza. 

Marcello Dell’Utri,  con il ruolo svolto e facilitando gli interessi di cosa nostra,  ne rafforzò il “prestigio” criminale e il peso.

Insomma il Giudice di Berlino,  ha scritto pagine pesantissime su Marcello Dell’Utri e su Silvio Berlusconi,  vittima ma,  anche,  beneficiario di convenienze “paritarie” e convergenti con i mafiosi.

Quegli stessi gioiosi e frettolosi estimatori del Giudice di Berlino,  non si azzardassero ora a dire che  IL  GIUDICE  DI  BERLINO  E’  UNA  CAROGNA.

 

QUANDO DECISE LA CASSAZIONE, NEL MARZO, SCRISSI LE CONSIDERAZIONI CHE SEGUONO.  

Sulla sentenza della Cassazione per il caso di Marcello Dell’Utri,  qualche punto di chiarezza, mi appare opportuno:

 1.   La Cassazione è il giudice delle sentenze,  a differenza del tribunale e della Corte d’Appello, che sono giudici del fatto. Questo significa che la Cassazione,  ha l’onere di verificare se una sentenza sia rispettosa dei criteri legali di valutazione delle prove,  della esatta qualificazione giuridica,  della corretta applicazione delle regole processuali.  I poteri della Cassazione,  quando censura una sentenza,  sono:  a) quelli di annullamento senza rinvio. Ossia la sentenza viene definitivamente annullata e la vicenda si chiude.  b) di annullamento con rinvio, ossia la disposizione di un nuovo giudizio.  c) di annullamento con rinvio,  sia della sentenza di appello sia di quella di primo grado.  Solo in questo caso il processo riparte da zero.

Nel caso Dell’Utri,  la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di appello. Quindi dovrà essere rifatto il processo di appello.  Non è esatto dire, come pure i media dicono, che il processo deve ripartire da zero. No. Riparte dall’appello, sicchè non dovrà rifarsi l’istruttoria dibattimentale. La Corte di Appello, dovrà rispettare i punti di diritto che la Cassazione, indicherà nella motivazione  (che non conosciamo).

 2.   Molti commenti sulla sentenza della Cassazione,  sono in effetti commenti sulla requisitoria del Procuratore Generale.   Non è però detto che la Cassazione abbia condiviso tutte o alcune delle argomentazioni del Procuratore Generale.  Lo sapremo quando verrà depositata la motivazione.

 3.  Le evidenti lacune motivazionali  (proprio per ciò vi è stato l’annullamento),  non dovrebbero riguardare l’acquisizione delle prove,  avvenuta nel primo grado.  Diversamente,  l’annullamento avrebbe interessato anche la sentenza del Tribunale,  ossia le sede in cui si è formata la prova.

 4.    Altro non sarebbe corretto dire.   E’ mio costume rispettare le sentenze e valutarle solo dopo averle lette. L’unica cosa che tecnicamente posso dire  è, che si riparte dalla sentenza di condanna pronunziata in primo grado.  La condanna è stata di nove anni di reclusione,  poi ridotti,  in appello,  a sette anni.  E’ certo, altresì,  che una eventuale nuova condanna in appello, non potrà aumentare la quantità della condanna,  in quanto la Cassazione,  ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale di Palermo che aveva chiesto,  anche lui, l’annullamento della sentenza di appello,  nella parte del quanto di pena.  Insomma,  in ipotesi di conferma della sentenza di primo grado,  la pena non potrà essere di nove anni  (così in primo grado),  ma dovrà attestarsi a sette anni.

 5.   Vorrei concludere  richiamando cosa è il concorso esterno in associazione mafiosa,  secondo la giurisprudenza della Cassazione:

<< In tema di reati associativi,  è configurabile il concorso cosiddetto esterno nel reato, in capo alla persona che,  priva  del legame morale alla società criminale e non inserita nella struttura organizzativa dell’associazione,  fornisce un contributo concreto,  specifico,  consapevole e volontario,  purchè detto contributo abbia un’effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione o del rafforzamento dell’associazione>> , così le Sezioni Unite della Cassazione.

 6.   La Corte di Appello,  è chiamata a decidere se le prove acquisite a carico di Marcello Dell’Utri,  si incasellino nel paradigma indicato dalla Cassazione.  Se la prova non esiste o la prova non è certa,  oltre ogni ragionevole dubbio,  Marcello Dell’Utri,  dovrà essere sciolto da qualsiasi addebito penale,  essendo del tutto indifferenti, nel giudizio penale,  le valutazioni etiche o politiche.   

 

 

 

 

 

Art.18? Chi è costui?

aprile 24, 2012 in Appunti

La scorsa settimana, la Commissione Giustizia del Senato, ha esaminato il disegno di legge sul mercato del lavoro, per fornire il parere limitatamente alle parti interessanti profili giuridici. Ho sviluppato, quindi, l’analisi del nuovo art.18. Le mie osservazioni critiche, sono state ampiamente condivise. Il relatore ha avuto, in conseguenza, l’incarico di predisporre una proposta di parere. Questa mattina, il relatore (PD), ha presentato la proposta: nessun riferimento all’art.18. Neanche citato. Ho segnalato la gravissima omissione e mi è stato detto che “ordini superiori”, hanno prescritto che dell’art.18, non si parli. Sono sconcertato. Su un tema, materia di grande dibattito, anche giuridico e anche in Commissione Giustizia, deve cadere il silenzio. E’ democrazia parlamentare, questa?

Anatema in cattedrale del sacerdote contro i giudici che hanno condannato il padre per mafia

aprile 18, 2012 in Appunti

Da Il Crotonese del 17 aprile.

L’anatema del prete contro i giudici meschini
Suo padre è stato condannato, in primo e secondo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso; e lui, appena ordinato sacerdote, non ha esitato a definire quei giudici gretti e meschini, accusandoli di aver condannato un innocente obbedendo a logiche di parte e verità di comodo. La sua omelia di fuoco, don Vincenzo Scerbo, fresco di ordinazione, l’ha fatta dal pulpito del duomo di Isola Capo Rizzuto domenica.
“In questa sede elevo gravida di dolore la mia preghiera a Dio perché la sua giustizia intervenga là dove la giustizia di questo mondo ha dimostrato tutta la sua meschinità e la sua grettezza”. Queste le parole pronunciate da don Vincenzo nel duomo di Isola Capo Rizzuto domenica 15 aprile. Don Vincenzo Scerbo non è un sacerdote qualunque; quel ragazzo di 26 anni, che solo il giorno prima ha indossato l’abito talare, è figlio di Romolo Scerbo ed è a lui, chiuso in una cella, che ora rivolge il suo pensiero, a lui, ma anche ai fedeli che lo ascoltano, vuole manifestare lo sdegno e il disprezzo per quei giudici terreni che lo hanno condannato.
Romolo Scerbo è stato giudicato già due volte ed è stato ritenuto colpevole di un reato odioso: estorsione ai danni dei gestori di un villaggio turistico con l’aggravante di aver agito usando metodi mafiosi.

La bufala quotidiana. Anche oggi, si tratta di scegliere. Ne ho scelto una

aprile 15, 2012 in Appunti

 

 

La Lega rivendica una sua asserità diversità  (leggasi supremazia morale),  rispetto a chiunque altro.

Oggi,  il leghista Salvini,  ha affermato in una trasmissione televisiva di cosiddetto approfondimento, che i provvedimenti assunti dal suo partito,  lo siano in assenza di reati e di indagati  (ad eccezione di Belsito).

L’affermazione si basa su questo sillogismo:   non sono state notificate altre informazioni di garanzia,  quindi non ci sono altri indagati,  quindi non ci sono altri reati.

Ora scrivo l’articolo 369 del codice di procedura penale:

<<Solo quando deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere,  il pubblico ministero invia per posta, in piego chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno,  alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa una informazione di garanzia con l’indicazione delle norme di legge che si assumono violate,  della data e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia>>.

Quindi,  SOLO QUANDO…

Cosa vuol dire?  Che si può essere indagati,  che possono esistere indagini,  che una persona può essere iscritta nel registro degli indagati,  senza che se ne sappia nulla.  Anzi,  la regola generale è proprio che non debba saperne nulla,  salvo che non debba procedersi ad  interrogatorio,  sequestro,  perquisizione,  atti irripetibili,  insomma atti cui ha diritto ad assistere il difensore degll’indagato.

Poi,  in verità,  c’è un frequente abuso e  violazione della norma.  Proprio l’abuso nel diffondere la notizia della iscrizione nel registro degli indagati,  consente di dire la sciocchezza che,  in assenza dell’informazione di garanzia,  non c’è l’indagato.

Insomma,  si approfitta del fatto che i cittadini non son tenuti a conoscere il codice,  per dir loro una sciocchezza,  in breve per ingannarli circa l’inesistenza di indagine,  per il fatto dell’assenza dell’informazione di garanzia.

E’,  invece,  bene sapere che possono esserci indagati  (anche nel caso attuale della Lega o di Lusi),  senza che si sappia,  perchè non deve sapersi,  secondo regola.

Tutto quì.  Diversità della Lega?    Bisogna solo aspettare.  Quindi prudenza,  prima di richiedere e rilasciare attestati di riconoscenza e ammirazione.  

Daniela Santanchè e Maria Carmela Lanzetta: storie di donne.

aprile 14, 2012 in Appunti

 

 

Sui giornali,  molto spazio è dedicato alla provocazione volgare della Santanchè,  con l’aver paragonato Nilde Jotti alla Minetti:  il primo presidente donna della Camera dei Deputati   all’affidataria di Ruby  (la minorenne spacciata da Berlusconi,  per la nipote di Mubarak).

E’  risaputo che la Santanchè,  cerchi sempre l’occasione per  “andare”  sui giornali e, ovviamente, l’unico modo è quello di straparlare provocatoriamente.  Diversamente vivrebbe nell’anonimato.

Io vi parlo, invece,  di Maria Carmela Lanzetta,  la sindaco di Monasterace,  presa di mira,  pesantemente, da criminali.

Sono andato,  con una ristretta delegazione della Commissione parlamentare antimafia,  a Monasterace.   Abbiamo,  a lungo,  ascoltato Maria Carmela Lanzetta ,  nonchè il Comitato provinciale di Reggio Calabria,  per l’ordine e la sicurezza.

Maria Carmela Lanzetta,  ha ritirato le dimissioni,  compiendo una scelta difficile, dopo ciò che le è stato fatto,  dall’incendio della sua farmacia,  sottostante la sua abitazione  (poteva essere una strage,  se le fiamme distruttrici,  avessero lambito  le bombole d’ossigeno),  ai colpi d’arma da fuoco esplosi contro la sua autovettura.

Maria Carmela Lanzetta continuerà a svolgere il ruolo istituzionale,  perchè crede nello Stato.

La probabile ragione  (saranno gli investigatori a dare la risposta a breve,  come dagli stessi dichiaratoci) del vile attacco,  è da individuare nel fatto che Maria Carmela Lanzetta,  stesse facendo il proprio dovere,  cercando di fare rispettare la legge.

Ossia,  dopo la riduzione della fornitura dell’acqua al comune di Monasterace,  a causa della morosità nel pagamento alla società consortile che gestisce la fornitura,  il Sindaco Lanzetta ha, con decisione,  chiesto ai cittadini da lei amministrati,  di pagare il tributo per i consumi d’acqua.

Abbiamo, infatti,  appreso dal Comandante provinciale della Guardia di Finanza,  che,  tra i comuni,  quello più virtuoso (nella locride),  riesce a recuperare al massimo un 25% dei tributi comunali e che,  in alcuni comuni,  non esistono proprio i contratti di fornitura,  perchè ognuno realizza da sè,  il suo allaccio alle condutture,  con la condiscendenza delle autorità politico-amministrative.

Maria Carmela Lanzetta,  ha così rotto il sistema di diffusa illegalità.

Abbiamo amaramente ragionato,  nelle lunghe ore d’audizioni,  come la lotta al crimine,  non debba e non possa essere solo quello di attacco,  vincente,  alle cosche.

Il crimine si nutre  nella cultura dell’illegalità diffusa e quotidiana,  proponendosi ed imponendosi come l’interfaccia tra amministratori e amministrati,  nelle piccole e nelle grandi cose.  Sempre,  per regola.

E’ una guerra difficilissima da vincere.

Ci vogliono più Maria Carmela Lanzetta,  per consentire allo Stato e alle leggi,  di avviare il processo di bonifica profonda.  O così o la guerra è persa.

 

 

 

 

Rispettare avvocatura e magistratura

aprile 11, 2012 in Appunti

GIUSTIZIA: LI GOTTI (IDV), SU PROCEDURA ESECUZIONI AUDIZIONE SEVERINO =

STUPISCE ESCLUSIONE ASSOCIAZIONI AVVOCATI E MAGISTRATI

Roma, 11 apr. (Adnkronos) – “La commissione Giustizia del Senato, su mia richiesta, ha deliberato l’audizione urgente del ministro della Giustizia” Paola Severino per riferire “circa la costituzione di un tavolo permanente, presso il ministero, per interventi di modifica della procedura civile in materia di esecuzioni”. Lo dichiara il capogruppo dell’Italia dei valori in commissione Giustizia del Senato, Luigi Li Gotti.

“Stupisce -aggiunge- che il detto tavolo veda la partecipazione delle banche, di Confindustria, di Alleanza delle Cooperative, delle assicurazioni, ma -sottolinea Li Gotti- non delle associazioni dell’avvocatura e della magistratura”.

“Non e’ per nulla giustificabile la esclusione di avvocati e magistrati, in una sede ove si studia come riformare la procedura civile in materia di esecuzioni mobiliari e immobiliari. Non e’ comprensibile che temi riguardanti la giustizia -conclude Li Gotti- vengano affrontati dalle banche e dalle assicurazioni”.

(Pol/Ct/Adnkronos) 11-APR-12 11:09