Lunedì, seduta antimafia con Procura Firenze, su stragi. Ripropongo:Strage di via D’Amelio. La nera voragine dei giorni cruciali. Fatti, riflessioni, domande

9 Marzo 2012 in Appunti

Lunedì, alle 17, in Antimafia, audizione della Procura di Firenze sulle stragi, nell’ottica degli inquirenti che si occupano della strage di via dei Georgofili, partendo dall’inizio della strategia stragista di cosa nostra. Le mie domande su via D’Amelio, sono solo un segmento del tutto. E’ negli apparenti piccoli fatti che possono nascondersi le grandi verità. Seguo un mio percorso. Strada facendo, trovo conferme. Metto a risultato le conoscenze acquisite. Rispondo ad una domanda e se ne pongono altre. Condivido con voi, i miei ragionamenti che tessono fatti, per arrivare al mosaico. Non stancatevi di sapere ma riflettete anche voi sul sapere. La verità e’ di tutti. Non giudicatemi noioso. Sono venti anni che seguo gli scavi nei misteri e non mi acquieto.

Metto insieme alcuni dati oggettivi e vi aggiungo alcune riflessioni.  Al tutto darei un titolo:  i giorni cruciali della voragine nera. 

I nuovi approdi investigativi della Procura di Caltanissetta sulla strage di via D’Amelio,  mi spingono a questa riflessione.

Fatti certi:  Liliana Ferraro, direttore  degli Affari Penali del Ministero della Giustizia, ricevette nel giugno del 1992,  la visita del capitano dei Ros,  Giuseppe De Donno.  In questa occasione, De Donno, rivelò che era stato avviato il contatto con Vito Ciancimino,  nell’ottica di dare risposte a quanto     accaduto  (strage di Capaci) e la finalità della nuova strategia di cosa nostra. 

De Donno,  fece vagamente intendere la necessita’ di una certa copertura politica,  all’iniziativa.
Liliana Ferraro, rispose a De Donno che tutto, ossia i contatti con Ciancimino, era necessario riferirli alla Procura di Palermo,  ossia  al Procuratore Paolo Borsellino e,  non certamente al Ministro della Giustizia.

Dopo circa una settimana,  con certezza il 28 giugno 1992,  Liliana Ferraro incontrò casualmente,  all’aereoporto di Fiumicino,  Paolo Borsellino e,  gli riferì della visita di De Donno e  dei  contatti avviati con Vito Ciancimino,  ritenuto uomo certamente in rapporto  con Riina e Provenzano.
Paolo Borsellino,  ascoltò ,  limitandosì a dire che se ne sarebbe occupato.

Il colonnello Mori,  del Ros,  ha dichiarato di avere incontrato,  riservatamente, Paolo Borsellino,  il 25 giugno 1992,  in compagnia di De Donno.  In una stanza attigua,  v’era il maresciallo Carmelo Canale,  addetto alla sicurezza di Borsellino.  L’incontro,  cosi come è stato riferito dal colonnello Mori,  non fu in Procura,  perchè Paolo Borsellino,  non intendeva che altri sapessero.  Sicchè avvenne in una caserma dei carabinieri,  fuori da occhi indiscreti.

Ha dichiarato Mori,  che non si sarebbe’ per nulla parlato degli incontri avviati con Vito Ciancimino.  Da cio,  deduce Mori,  il contatto con Ciancmino,  non sarebbe stato ancora avviato, perchè,  diversamente,  sarebbe stato impensabile non parlarne con Borsellino.

Questi sono,  a mio parere,  i giorni cruciali e la nera voragine della vicenda.

La mia riflessione.

Essendo certo che gli incontri con Ciancimino,  erano stati già  avviati,  tanto e’ vero che De Donno,  era andato  a parlarne con Liliana Ferraro, al Ministero, (sicchè,  dopo circa una settimana,  con esattezza il 28 giugno,  Liliana Ferraro ne riferì a  Borsellino,  a Fiumicino),  la domanda e’:
perche Mori dice che gli incontri con Ciancimino,  furono sicuramente successivi  ( li colloca alla data del 5 agosto 1992, consultando la sua agenda),  tanto che,  diversamente,  non avrebbe potuto non parlarne con Borsellino ed,  invece,  dichiara che non ebbe mai occasione di parlargliene,  in quanto,  dopo alcuni giorni,  Borsellino si sarebbe recato in Germania  ( per alcune attività investigative) e che,  poi,  ci fu la strage.

Sappiamo, ancora,  che degli incontri con Ciancimino,  era a conoscenza il Generale  Subranni, capo del Ros,  che ha affermato che,  pur avendo avuto l’occasione di  incontrare Paolo Borsellino,  essendo andato con lui a cena,  il 10 luglio,  non ebbe motivo di parlare del contatto con Ciancimino,  non essendo caduta la conversazione,  sull’argomento.

Insomma Mori,  dichiara di non aver più incontrato Borsellino,  dopo il 25 giugno.  In tale data non avrebbe parlato di incontri con Ciancimino,  perché ancora non avvenuti e,  quando avviati, Borsellino era stato già ucciso.

Ed allora:

cosa si dissero,  Borsellino e Mori,  il 25 giugno?   Mori riferisce che si sarebbe parlato esclusivamente di indagini sul rapporto mafia-appalti (un altro giorno parlerò del mistero intorno a detto rapporto, al fatto che ne furono fatte due versioni. Al fatto, in particolare, che nella versione ridotta, erano stati omessi i nomi dei politici di riferimento, appartenenti per lo più alla corrente di sinistra della DC).

Essendo,  invece,  certo che i contatti con Cianimino,  erano già stati avviati,  perché Mori nega la circostanza?  Possibile che Mori, abbia omesso di riferire a Borsellino del contatto avviato con Ciancimino? Come reagì Borsellino alla notizia dei contatti,  con oggetto la cosiddetta trattativa?

La Procura di Caltanissetta,  negli ultimissimi approdi investigativi,  assume che Borsellino,  era nettamente contrario alla trattativa e che,  proprio  per tale ragione,  si decise di ucciderlo, essendo diventato un ostacolo insormontabile.

Insomma,  a mio parere,  quei giorni di  giugno,  sono i giorni cruciali e rappresentano la voragine nera che dovrà essere illuminata.

Può darsi che il destino di Paolo Borsellino,  sia stato segnato  proprio in quei giorni, avendo qualcuno fatto sapere a cosa nostra che  Paolo Borsellino,  sarebbe stato un  ostacolo alla trattativa.

Cosa nostra,  avrebbe pensato,  con i suoi metodi,  a come risolvere il problema.

E ci fu la strage di via D’Amelio.