Chiudo una lunga parentesi della vita. Nella nuova mi continuerà a guidare il senso del dovere e l’amore per la Giustizia

21 Febbraio 2012 in Appunti

Oggi ho esaurito una lunga pagina della mia vita, iniziata nell’aprile del 1970,  da praticante procuratore.  Quarantadue anni.  Mi sono cancellato dall’albo degli avvocati,  avendo preso atto (già da alcuni anni) della impossibilità di poter fare, con impegno, la professione e,  svolgere il mandato parlamentare.

Quando venni eletto, nel 2008  (dopo due anni da sottosegretario alla Giustizia),  il Presidente Di Pietro, chiese a ciascuno di noi parlamentari di fare una scelta:  l’impegno  doveva essere assolto prima di ogni altra cosa.  Doverosamente scelsi di dedicarmi, a tempo pieno, al nuovo incarico.

Ho voluto,  in questi anni,  tenere aperto il mio studio,  perché era stata la mia vita,  non riuscendo a cancellare decenni di passione, di carte, codici, processi. Piazza Fontana, l’eccidio di via Fani e il sequestro Moro,  l’omicidio del commissario Luigi Calabresi,  le stragi e delitti di cosa nostra,  l’assistenza e difesa di grandi pentiti di mafia,  Capaci,  via D’Amelio,  via dei Georgofili,  i fatti del G8 a Genova. Una montagna di ricordi.

Ora ci sono riuscito,  anche se con mestizia.  Non è un bel giorno, oggi.  Sono stato fortunato, questa consapevolezza mi aiuta. Ho vissuto anni di sacrifici e, poi, di soddisfazioni. Ho fatto il mio dovere da avvocato, cercando di dare,  a chi chiedeva il mio aiuto,  il massimo.  E’ ciò che continuerò a fare:  il mio dovere.