gennaio 4, 2015 in Appunti

 

SALVATAGGIO BERLUSCONI?
“L’art.2 comma 2 cod pen, detta che in caso di depenalizzazione, se c’è stata nel frattempo condanna “cessano l’esecuzione e gli effetti penali”. Abbiamo sempre ritenuto che la legge Severino non contemplasse un “effetto penale”. Ed invero se fosse un effetto penale, non si sarebbe potuto far decadere B per il divieto di irretroattività, in quanto norma ad effetto penale peggiorativa ma successiva alla data del commesso reato. Ora che facciamo? Diciamo che la Severino ha introdotto una norma con effetti penali? Io coerentemente ho sempre sostenuto e sostengo che l’incandidabilità prevista dalla Severino, non è un effetto penale. Conseguentemente non è sfiorata da depenalizzazione che riguarda la condanna e gli effetti penali. Mi sembra che si tiri la corda secondo convenienza. Ma come: tutte le battaglie del Fatto per dire che non era effetto penale e B doveva decadere e ora si dice contrario?”

dicembre 7, 2014 in Appunti

http://youtu.be/8c7DA9uwNmA

settembre 21, 2014 in Appunti

http://www.youtube.com/watch?v=ciKuuilHr98

Pubblico impiego. La mia esperienza.

marzo 19, 2014 in Appunti

Vi spiego, dal mio piccolo, l’organizzazione del pubblico impiego: quando fui nominato sottosegretario, il primo giorno vidi sei persone che stazionavano intorno ad una scrivania dinanzi al mio ufficio. Dopo un paio di giorni, chiesi chi fossero. Mi dissero che erano di servizio per me, così come lo erano state per il sottosegretario che mi aveva preceduto. Io non sapevo cosa farmene e cosa dovessero fare. Vennero i sei a dirmi che se non li avessi riconfermati, sarebbero stati costretti a rientrare negli uffici di provenienza. Mi dispiacque dirglielo, ma non li confermai. Quanti così, senza di fatto far nulla? Quanta mala politica ha alimentato il fenomeno?

Diaz: serve ancora verità per cancellare la macchia. Qualcuno la vuole o è complice d’omertà?

gennaio 3, 2014 in Appunti

Arrestato chi arrivò dopo l’irruzione e non accusato della “macelleria messicana”.  Mai imputato invece chi decise, chi scelse, chi autorevolmente attestò il falso.

Le domande che non hanno avuto risposta e che non si è voluto avere.

1.  La ragione della decisione (da parte del vice capo della Polizia,  presente nella Questura di Genova) di procedere,  senza indugio,   ad una operazione complessa di irruzione,  di sera,  in un complesso scolastico di notevoli dimensioni con la probabilità alta  della presenza di moltissime persone e dopo due giorni di fortissime tensioni e violenze,  scegliendo egli stesso il reparto che avrebbe dovuto operare,  ritenuto da lui  il più adeguato, coinvolgendo oltre 300 uomini delle forze dell’ordine,  addirittura discutendosi sull’uso dei lacrimogeni.

Considerato,  peraltro,   che le manifestazioni erano cessate e che migliaia di manifestanti stavano già ripartendo da Genova,  l’operazione non si connotava come perquisizione a fini giudiziari (attese le condizioni,  l’orario ed il contesto),  bensì come intervento d’ordine pubblico. L’operazione venne infatti  decisa ai sensi dell’art.41 del testo unico di pubblica sicurezza   (“Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria,  che abbiano notizia,  anche se per indizio,  della esistenza,  in un qualsiasi locale pubblico o privato o in una qualsiasi abitazione di armi, munizioni o materie esplodenti…procedono immediatamente a perquisizione e sequestro”),  ma ebbe una diversa connotazione.  Peraltro lo stesso ufficiale di polizia giudiziaria,  più alto in grado,  appositamente scelto ed inviato, dal vice capo della Polizia, alla Diaz , per guidare l’operazione, dichiarò: ” io ero lì per gli eventuali riflessi sull’ordine pubblico,  con il compito che mi aveva assegnato il prefetto Andreassi”. I giudici decisero  che l’ufficiale presente più alto di grado della polizia giudiziaria,  non fosse ufficiale di polizia giudiziaria. Perché?

2.  La ragione che indusse il vice capo della Polizia,  a rispondere  al telefono,  a circa le 00:30 di quella notte,   ad Agnoletto:  ” fanno bene ad arrestarli tutti”.

3. La ragione che indusse il vice capo della Polizia a dichiarare alla magistratura:  ”lì (Diaz) dovevi intervenire e prenderli insomma”.  Come inquadrare,  quindi,   siffatta decisione adottata prima dell’operazione, nell’ottica dell’art.41 del testo unico di pubblica sicurezza?

3.  Ricostruire con esattezza il percorso delle 2 bottiglie molotov,  introdotte nell’istituto Diaz,  dopo che si era proceduto agli arresti  (singolare il fatto che l’ufficiale di polizia giudiziaria più alto in grado,  qualifichi  gli arrestati, definendoli  ”prigionieri”),  in considerazione che le due bottiglie molotov erano,  da ore,  su un magnum della Polizia   (quello stesso magnum,  su cui   il vice capo della Polizia, era stato a bordo,  andando nel pomeriggio in giro per Genova,  nonostante il  riferito forte odore di benzina,  proveniente dalle bottiglie).

4.  La ragione che indusse la magistratura a reiteratamente asseverare che,  durante l’operazione alla Diaz non le fossero giunte comunicazioni dalla polizia (testuale: “niente! niente! niente! niente se non dopo!”),  per poi accertarsi,  a fine 2003,  con l’acquisizione dei tabulati del traffico telefonico,  che le comunicazioni  ci furono e si protrassero per circa un’ora, durante l’operazione.  Conoscere,  quindi,  la ragione della negazione e il contenuto di così lunghe conversazioni,  che iniziarono alle ore 00:7:22,  ossia ad operazione Diaz appena avviata.

Solo una commissione d’inchiesta,  potrà indagare e rispondere a questi quesiti che,  ovviamente,  costituiscono il presupposto di altri e più conclusivi giudizi politici,  anche con riferimento alla scelta giudiziaria di escludere dal contesto processuale,  le due più alte figure apicali, presenti in Questura e alla Diaz,  quanto a polizia giudiziaria e al dipartimento di pubblica sicurezza.

Le mucche in Italia campano 82 anni e fanno latte.

novembre 24, 2013 in Appunti

QUOTE LATTE: GIP ROMA, FUNZIONARI AGEA MODIFICAVANO ALGORITMO CALCOLO

(AGENPARL) – Roma, 15 nov – Il Tribunale Ordinario di Roma, Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari il 13 novembre 2013 ha emesso la seguente ordinanza di archiviazione a seguito di una precedente opposizione già presentata da tempo. Il G.I.P, dottoressa Proto Giulia, titolare del procedimento iscritto a carico di ignoti per il reato di cui all’art. 640 del c.p fatte le seguenti premesse: (…)Affrontando preliminarmente il problema delle quote latte non revocate, con debita percezione dei contributi, da parte di terzi l’indagine ha evidenziato, che le quote latte da revocare per la mancata produzione di latte ovvero, per le produzioni inferiori al 70% della quota latte assegnata erano certamente superiori rispetto a quelle effettivamente revocate. (…) Tuttavia ciò che non convince è che merita approfondimento, è la condotta tenuta successivamente dai funzionari di AGEA che, per giustificare l’errore commesso ( e quindi evitare responsabilita’ contabili) hanno chiesto la modifica dell’algoritmo, ossia dei criteri di calcolo del numero dei capi potenzialmente da latte. Sulla scorta delle sommarie informazioni testimoniali del dott…. si evince che inizialmente l’algoritmo – che si basa sul lavoro della commissione Mariani- prese in considerazione come criteri per individuare gli animali potenzialmente in grado di produrre latte, l’elenco delle razze, il numero dei giorni di presenza dell’animale in stalla e l’età dell’animale che in una prima fase era quella compresa tra i 24 mesi e 10 anni di età. Successivamente, così come confermato dal dottor…., venivano modificati i criteri per l’ottenimento dell’algoritmo e il limite massimo di età passava da 120 mesi dell’animale a 999 mesi (ossia 82 anni di età)! (…) necessità di innalzare il limite massimo dell’età dell’animale da 120 a 999 mesi  (…) In tal modo portando al limite massimo da 120 mesi a 999 mesi si ha una differenza in aumento di 300 mila capi. (…)  E’ evidente che ciò determina significative differenze nel calcolo della produzione nazionale di latte sulla scorta di tali criteri rispetto ai criteri che tengano conto del reale potenziale di produttività di latte dell’animale. Tale dato non rispondente alla realtà, il cui inserimento è stato fortemente voluto dai funzionari di AGEA, che non potevano certo ignorare la sua inverosimiglianza, comporta calcoli non rispondenti al vero, calcoli che vengono inseriti in atti il cui contenuto deve pertanto ritenersi ideologicamente falso. (…) restituzione degli atti al P.M, affinchè valuti in merito ad una eventuale nuova iscrizione a carico dei funzionari dell’AGEA, previa identificazione, per il reato cui all’art. 479 c.p>>.

Foresta in fiamme e colpo alla nuca.

novembre 8, 2013 in Appunti

Giancarlo Caselli lascia la corrente di Magistratura Democratica non condividendo la scelta di pubblicazione, sull’agenda di MD, di uno scritto di Erry De Luca sul “terrorismo” e “antagonismo”.

Sugli anni di piombo, penso che De Luca sia uno dei pochi a non aver rinnegato la sua storia. Lui ammette d’esserci stato dentro, anche se continua ad essere ermetico sulle responsabilità d’altri. Eppure chi voglia capire, ha capito e capisce. Nomi, cognomi, delitti, violenze, sangue, morti ammazzati.

Lui era convinto che l’autunno del 1972 sarebbe stato decisivo e che sarebbero state necessarie le “avanguardie” armate del movimento. Che sarebbe stato necessario il gesto esemplare ed eclatante (quello che lasciava, come scritto su Quaderni Piacentini da “Marcello Manconi”, senza fiato nei polmoni,  criticando i “rivoluzionari” con il fiato corto per l’omicidio Calabresi) per consentire quel salto in avanti.

Analisi fallimentare. Nessun movimento di popolo nell’autunno del 1972. Rimasero i delitti delle avanguardie, il sangue versato.

De Luca lo scrive e lo ricorda. Era opportuno che MD pubblicasse lo scritto?

Caselli non ha condiviso. Comprensibile per chi avverte, nell’attualità, i segnali terroristici di nuovi perdenti.  Scrivere, però, queste cose, è sempre meglio che rinnegarle. La storia va scritta e se si trova chi la scrive, sarebbe  importante stimolare  le sue analisi da protagonista sconfitto. 

 

Mano lesta da Ruby a Giulia. L’omologazione inesistente e i ladri di intelligenza.

novembre 3, 2013 in Appunti

Esponenti di Forza Italia, come Santanchè e Gasparri, di mano lesta si lanciano sul caso Cancellieri per sostenere l’equivalenza con la vicenda Berlusconi-Ruby.

Identico giudizio di equivalenza da parte di Grillo.

Non esiste alcuna omologazione.

Berlusconi è stato condannato per concussione per induzione per essere intervenuto per il rilascio di una minorenne, facendola affidare alla Minetti che, subito, l’affidò ad una prostituta.

Il Ministro Cancellieri ha segnalato-sollecitato al Dipartimento Amministrazione penitenziaria attenzione per una detenuta, in condizioni precarie di salute. Non poteva essere un intervento influente sulla libertà ma sulle condizioni carcerarie allarmanti. L’unica cosa che avrebbe potuto fare la polizia penitenziaria, erano maggiori controlli.

Non è lo strumento (telefono) che rende omologabili due situazioni totalmente e giuridicamente diverse.

Non cambia la realtà, il contesto amicale in cui è stato sollecitato l’intervento. Cosa avrebbe dovuto fare il Ministro? Avrebbe dovuto ignorare la richiesta-segnalazione poiché proveniva da un amico?

Ho memoria di quando, da sottosegretario alla giustizia, ricevevo segnalazioni. Non potevo farmi giudice di ciò che mi veniva segnalato.  Sicchè, da pubblico ufficiale,  trasmettevo la segnalazione agli uffici competenti.

La questione è altra:  perché è stato interrogato immediatamente il Ministro su una vicenda normale e tecnicamente doverosa?

Come mai sono pubblici interrogatori e intercettazioni?

Perché è accaduto tutto ciò? Queste sono le domande che attenderebbero risposte.

 

Rubbia, senatore a vita. Ricordiamo quando B lo “cacciò”.

agosto 30, 2013 in Appunti

RUBBIA SE NE VA IN SPAGNA

Il premio Nobel Carlo Rubbia andrà in Spagna a realizzare la centrale solare termodinamica che l’Italia gli ha negato. Il nobel italiano, presidente ENEA fino a pochi mesi fa, ha deciso di partecipare alla realizzazione della prima centrale termodinamica solare in Spagna. Il progetto è conosciuto con il nome di “Progetto Archimede” e, negli ultimi anni, è stato portato avanti da Rubbia in Italia senza alcun successo.

La prima centrale solare termodinamica doveva essere costruita a Priolo, in Sicilia. L’idea riprende il famoso principio degli specchi ustori di Archimede e, non a caso, sarebbe dovuto essere realizzato in Sicilia tramite un progetto Enel-Enea. Non parliamo di fotovoltaico . Nel progetto di Rubbia gli specchi concentrano la luce solare in un unico punto-caldaia producendo calore e quindi energia.

Il progetto Archimede era il frutto di tre anni di studio e non avrebbe richiesto fondi pubblici. La realizzazione della centrale avrebbe beneficiato del finanziamento bancario.

Purtroppo il progetto Archimede è rimasto sospeso nel nulla per un anno e mezzo, bloccato dall’immobilismo governativo. E’ questo quello che si apprende in un’intervista rilasciata da Carlo Rubbia al quotidiano LaRepubblica:

“Abbiamo chiesto un anno e mezzo fa di avere una risposta semplice. Ci voleva qualcuno nel ministero delle Attività produttive e dell’Ambiente che dicesse ‘il solare termodinamico che voi avete progettato è verde, pulito, come l’energia eolica o il solare fotovoltaico ‘. Ma essendo una cosa nuova nessuno ha voluto esprimersi.” ha dichiarato Carlo Rubbia (fonte Ansa 23 settembre 2005).

Nel frattempo la Spagna ha equiparato per legge il solare termodinamico alle fonti rinnovabili pulite ed ha avviato la realizzazione industriale della centrale solare.

Risultato: Rubbia, recentemente licenziato dalla guida dell’ENEA per aver rilasciato dichiarazioni critiche sullo stato della ricerca in Italia, farà i bagagli per andare in Spagna a realizzare la centrale di Archimede.

In passato l’Italia ha perso molti treni… e molti cervelli. Un trend che sembra destinato a durare ancora per molto tempo, purtroppo.

Fonte: ANSA
23 settembre 2005
20050924

Se il tempo non cambia le cose, scema la speranza.

agosto 28, 2013 in Appunti

Se il tempo non cambia le cose, la speranza scema.

Ritorno dalla Calabria con tante cose piacevoli e una sensazione negativa: la mafia continua imperterrita ad essere subita.

Su un terreno, con casale, confiscato alla mafia, è stato organizzato un concerto.

Ho assistito ai vani tentativi di un genitore che non voleva che il figlio vi partecipasse perché poteva essere visto. Un genitore sicuramente e radicalmente avverso alla mafia.

Il figlio è andato lo stesso ed ha assistito al concerto.  E’ rientrato molto contento.

Ho chiesto al ragazzo quanta gente vi avesse assistito.  Mi ha detto che c’erano diverse centinaia di giovani ma, in grande maggioranza,  provenienti da altre regioni. Pochi quelli del posto che si tenevano ai margini, quasi indifferenti.

Insomma c’era il timore anche di assistere ad un concerto sol perché organizzato su un terreno tolto ad un mafioso ed assegnato ad una cooperativa di giovani che sperano di poterlo coltivare.

Una speranza che, al primo tentativo, era naufragata: di notte erano stati incendiati un trattore ed una pala meccanica. Il concerto era stato organizzato, proprio come risposta all’attentato incendiario,  per riaffermare una presenza subentrata alla mafia.

Ora tutti saranno rientrati nelle regioni di provenienza e lì rimarranno il gruppetto di ragazzi della cooperativa a coltivare una speranza ed una terra.

Una guerra difficile. Le cronache ci diranno.