Politica e linguaggio. La via breve e l’ipocrisia lunga

febbraio 12, 2017 in Appunti

La comunicazione cambia il linguaggio e non solo della politica.

E’ sparito il ragionamento perchè richiede tempo e chi legge o ascolta, si annoia.
E’ sparita anche la riflessione.
Ricordo quando, al senato, mi facevano un’intervista.
La raccomandazione era: 15 secondi, questo è il tempo televisivo.
E allora era tutto un industriarsi mentale per esporre un concetto col cronometro.
Vincente è trovare la frasetta ad effetto.
La volgarità è la scorciatoia concettuale. Per i giornali, conta il titolo.
Quando Grillo chiese: cosa fareste se vi trovaste, di notte, con la Boldrini in macchina?, era consapevole che avrebbe raccolto molte frasi volgari e sessiste. Offendeva con le parole degli altri.
Sintesi e volgarità sono il binomio perfetto.
Avete anche voi notato come le frasi che raccolgono più applausi, sono quelle con una parola volgare enfatizzata? Diventa concetto.
Ormai è così. Con tanta ipocrisia scandalizzata.

La Consulta sull’Italicum, indica una strada: ballottaggio tra liste apparentate.

febbraio 10, 2017 in Appunti

La motivazione della Consulta sull’Italicum, boccia il ballottaggio tra le due liste che hanno ricevuto più voti al primo turno, in quanto esclude l’apparentamento o coalizione di liste tra i due turni. Se ne deduce che il ballottaggio tra coalizioni apparentate dopo il primo turno, non sarebbe incostituzionale. E’ la novità più evidente rispetto a quello che si sapeva e indica una strada.

Esattamente si dichiara l’incostituzionalità, ove nessuna lista abbia conseguito al primo turno il 40% dei voti (il che assicurerebbe il premio di maggioranza), <<limitatamente alle parole  “o, in mancanza, a quella che prevale in un turno di ballottaggio tra le due con il maggior numero di voti, esclusa ogni forma di collegamento tre liste o di apparentamento tra i due turni di votazione“>>.

Di Maio e la lamentela all’Ordine dei Giornalisti: richiesta di bavaglio.

febbraio 8, 2017 in Appunti

Di Maio manda una lamentela al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti per gli articoli, a suo dire, non veritieri sul caso Raggi e fa l’elenco nominativo dei giornalisti “incriminati”. L’iniziativa di Di Maio è del tutto anomala. Esiste l’istituto della querela se si ritenga diffamatorio un articolo di stampa. La scelta di Di Maio si connota, invece, per una sorta di richiesta preventiva di controllo sui futuri articoli.
Ma veramente Di Maio pensa che il Presidente dell’Ordine dei giornalisti, possa sindacare l’attività giornalistica di professionisti di varie testate?
Nelle democrazie non funziona così. Solo nelle democrazie apparenti, c’è il bavaglio preventivo.
Noi non siamo la Turchia o la Russia di Putin.
L’iniziativa 5s è sconcertante. Io ho memoria di campagne di stampa ma nessuno mai chiese il bavaglio preventivo, salvo l’editto bulgaro di Berlusconi.
Per la memoria, ricordo la campagna per lo scioglimento del Msi con applicazione della legge Scelba, portata avanti da Ferruccio Parri e giornali di sinistra.
Rammento la campagna del Candido e del Borghese, contro Giacomo Mancini.
Rammento la campagna anti Berlusconi con in testa Peppe D’Avanzo e, poi, Travaglio, Santoro.
Insomma è una brutta ed allarmante storiaccia di insofferenza antidemocratica.

Ora spetta a noi

novembre 8, 2016 in Appunti

Mi si chiede del perchè voti SI. Rispondo che mi piace la riforma. Mi piace:

1. il referendum propositivo 

2. l’esame e decisione sui ddl di iniziativa popolare

3. la parità di genere

4. il tetto agli stipendi dei consiglieri regionali

5. il divieto di corrispondere denaro ai gruppi regionali

6. il superamento della legislazione concorrente

7. le limitazioni alla decretazione d’urgenza

8. lo statuto delle opposizioni

9. l’attribuzione allo stato delle competenze in materia di salute, ambiente, trasporti, istruzione, politiche sociali, ricerca scientifica, sicurezza sul lavoro, istruzione e formazione professionali, tutela beni culturali, protezione civile, energia, porti e aeroporti, attività culturali e turismo, commercio con l’estero (il che consentirà una disciplina unitaria ed uniforme)

10. la clausola di supremazia (mutuata dalla giurisprudenza costituzionale)

11. la trasparenza, oltre l’imparzialità e il buon andamento, nei pubblici uffici.

12. l’abolizione del CNEL e delle province

13. il senato delle autonomie territoriali, scelto dagli elettori

Queste cose e principi, attualmente, non sono in Costituzione.

A me piacciono e trovo che siano in linea con ciò che ho sempre pensato.

Ovviamente rispetto chi non voglia avere in Costituzione, queste cose nuove e questi principi.

Sarebbe però un vero peccato rinunziare a tutto ciò, dopo tanti anni di sterili tentativi. Ora ci siamo. Il Parlamento ha votato 6 volte. Ora spetta a noi.

Buone scelte a tutti.

La sofferenza e la libertà.

novembre 7, 2016 in Appunti

images libertà

Da un certo punto di vista, potrebbe far piacere che diversi amici (il termine di fb o tw, è una forzatura), dimostrino interesse e reattività per le scelte individuali altrui.

Ho apprezzato il discorso di Renzi alla Leopolda e la sua visione del paese. Questa cosa l’ho scritta con brevi parole.

Ed è così che diversi “amici”, hanno evocato giudizi morali nei miei confronti per aver espresso una mia valutazione così “indecente”. Per loro non  avrei questo diritto mentre loro avrebbero il diritto di censurare, postando tra loro di me.

Per alcuni, la ragione di fondo, sarebbe in un mio tentativo di assicurarmi una “poltrona”, soffrendo di astinenza. Io non coltivo assolutamente questo interesse.

Ma veramente è così difficile, al mondo della politica d’oggi, dover per forza incasellare un giudizio e darne una spiegazione interessata? Perchè si è sedimentata questa compressione di se stessi,  svilendosi?

Altri “amici”, vogliono apparire sconsolati, perchè non mi sentono più in sintonia con loro (da destra e da sinistra).

Non voglio andare per le lunghe e rivendico per me e per tutti, il diritto della libertà di pensiero e di manifestazione dello stesso.

Lo ripeto da mesi: la riforma costituzionale mi piace e gli “insulti” (ci sono anche quelli), non mi fanno di certo cambiare idea.

Avendola in dono, posso augurare una bellissima cosa: buona libertà a tutti (e godetevela senza aggrovigliate sofferenze).

 

Il comitato dei saggi ed il referendum: le capriole

novembre 2, 2016 in Appunti

Il primo capitolo del documento dei saggi (tra cui Onida, Ainis, Quagliarello: oggi tutti per il no) così iniziava:

“La Commissione si è innanzitutto pronunciata, con un’opinione unanime, in favore del superamento del bicameralismo paritario. E’ largamente prevalente l’ipotesi di introdurre una forma di bicameralismo differenziato per attribuire al Senato della Repubblica la rappresentanza degli enti territoriali, intesi sia come territorio che come Istituzioni, e alla Camera dei Deputati il rapporto fiduciario e l’indirizzo politico”.

Nuovi motivi per votare NO, tratti da post di sostenitori del NO

novembre 2, 2016 in Appunti

Ho aggiornato la lista, cogliendo da alcuni commenti.

Vota NO
-perché non vuoi le scie chimiche
-perché non vuoi la guerra climatica
-perché non vuoi le onde sismiche
-perché non vuoi la truffa di Renzi sull’intensità del terremoto per non indennizzare i cittadini
-perché non vuoi che vinca la P2
-perché non vuoi una riforma scritta dalla Banca Morgan
-perché devi arginare l’offensiva plutocratica giudaico massonica.

Basta un NO.

Vota No: perchè

novembre 1, 2016 in Appunti

Vota NO: perchè
-perchè vuoi il bicameralismo paritario
-perchè non vuoi il referendum propositivo o d’indirizzo
-perchè non vuoi che i ddl di iniziativa popolare vengano esaminati
-perchè non vuoi sopprimere il CNEL
-perchè non vuoi abolire le province
-perchè vuoi che rimanga legislazione concorrente Stato-regioni
-perchè vuoi che sanità ambientetrasporti siano competenza delle Regioni
-perchè vuoi che la protezione civile sia di competenza regionale
-perchè la competenza sui porti e aeroporti sia delle Regioni
-perchè vuoi che la ricerca scientifica e tecnologica sia di competenza delle Regioni
-perchè vuoi che delle grandi reti di trasporto e di navigazione siano competenti le Regioni.
Insomma vota NO per difendere tutte le cose che oggi non ti piacciono e vota NO perchè tutto rimanga come è adesso.

Le belle ragioni del SI di uno che ama la Costituzione

ottobre 24, 2016 in Appunti

LE RAGIONI DEL SI

1.
Viene superato l’anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato, con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo. Pregio principale della riforma, il nuovo Senato delinea un modello di rappresentanza al centro, delle istituzioni locali. E’ l’unica ragione che oggi possa giustificare la presenza di due Camere. Ed è una soluzione coerente col ridisegno dei rapporti fra Stato-Regioni. Il problema del bicameralismo paritario (stessi poteri della camera dei deputati e del senato), risale alla stessa Assemblea costituente quando, nella contrapposizione tra sinistra e cattolici, si decise per un compromesso, affidando al futuro ed ad un diverso clima politico, la soluzione. Da allora, in più occasioni, si è tentato di risolvere il problema delle due camere sovrapponibili. Nessuno difendeva il bicameralismo ma non si riuscì a trovare la soluzione. OGGI, IL PARLAMENTO, E’ RIUSCITO A FARLO. La riforma non è stata però approvata dai 2/3 del Parlamento e, per questo motivo, si va al referendum.

2.
I procedimenti legislativi vengono articolati in due modelli principali, a seconda che si tratti di revisione costituzionale o di leggi di attuazione dei congegni di raccordo fra Stato e autonomie, dove Camera e Senato approvano i testi su basi paritarie, mentre si prevede in generale una prevalenza della Camera politica, permettendo al Senato la possibilità di richiamare tutte le leggi, proponendo entro termini prestabiliti brevi modifiche ed osservazioni, ma lasciando comunque alla Camera l’ultima parola. La questione della complicazione del procedimento legislativo non va sopravvalutata, poiché non appare diversa la situazione di tutti gli Stati composti: in ogni caso, e di nuovo in continuità con le esperienze comparate, la riforma prevede la prevalenza della Camera politica. Quando si dice che da una norma di 9 parole (art.70: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”) si passa ad una norma di oltre 400 parole, si dice una cosa molto sciocca. Infatti, nel momento in cui viene cancellato il bicameralismo paritario, è del tutto evidente che il nuovo art. 70, debba prevedere le competenze della Camera e del Senato, con i relativi procedimenti legislativi. Ovviamente ciò comporterà anche un adeguamento dei regolamenti parlamentari che devono essere adeguati alla nuova architettura parlamentare. Ciò si dovrà e si potrà fare solo dopo l’approvazione della riforma con il referendum. Pacifico che non possa farsi prima dell’approvazione della riforma.
Si sostiene, ancora, che il Parlamento non fosse legittimato a fare una riforma costituzionale dopo la dichiarazione di incostituzionalità del porcellum. NON E’ VERO.
La Corte Costituzionale (sentenza n.1 del 2014) ha detto:

E’ evidente, infine, che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte qua la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, PRODURRÀ I SUOI EFFETTI ESCLUSIVAMENTE IN OCCASIONE DI UNA NUOVA CONSULTAZIONE ELETTORALE…RILEVA, NELLA SPECIE, IL PRINCIPIO FONDAMENTALE DELLA CONTINUITA’ DELLO STATO, che non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto la CONTINUITA’ IN PARTICOLARE DEI SUOI ORGANI COSTITUZIONALI: DI TUTTI GLI ORGANI COSTITUZIONALI, A COMINCIARE DAL PARLAMENTO. E’ PERTANTO FUORI DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO CHE NESSUNA INCIDENZA E’ IN GRADO DI SPIEGARE LA PRESENTE DECISIONE NEPPURE CON RIFERIMENTO AGLI ATTI CHE LE CAMERE ADOTTERANNO PRIMA DI NUOVE CONSULTAZIONI ELETTORALI: LE CAMERE SONO ORGANI COSTITUZIONALMENTE NECESSARI ED INDEFETTIBILI E NON POSSONO IN ALCUN MOMENTO CESSARE DI ESISTERE O PERDERE LA CAPACITA’ DI DELIBERARE”.

3.
La riforma del Titolo V della Costituzione ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2001, con conseguente incremento delle materie di competenza statale. Nello stesso tempo la riforma tipizza materie proprie di competenza regionale, cui corrispondono in gran parte leggi statali, limitate alla fissazione di “disposizioni generali e comuni”. Per la prima volta, non si assiste ad un aumento dei poteri del sistema regionale e locale, bensì ad una loro razionalizzazione e riconduzione a dinamiche di governo complessive del paese. La soppressione della legislazione concorrente serve a razionalizzare la divisione delle materie e comporta di per sé una riallocazione naturale allo stato o alle regioni della competenza a disciplinare, rispettivamente, i principi fondamentali e le norme di dettaglio che già spettava ad ognuno di essi.

4.
I poteri normativi del governo vengono riequilibrati, con una serie di più stringenti limiti alla decretazione d’urgenza introdotti direttamente nell’articolo 77 della Costituzione, per evitare l’impiego elevato che si è registrato nel corso degli ultimi anni.
Il Governo “può chiedere alla Camera dei Deputati di deliberare che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei Deputati (…) Il regolamento della Camera dei Deputati stabilisce le modalità ed i limiti del procedimento, anche con riferimento all’omogeneità del disegno di legge“.

Sicchè non E’ VERO che il Governo possa imporre i suoi disegni di legge, essendo una prerogativa della Camera dei Deputati, da regolarsi con il proprio regolamento, stabilire le modalità ed i limiti del procedimento anche con giudizio sulla omogeneità del disegno di legge.

 

5.
Il sistema delle garanzie viene significativamente potenziato: il rilancio degli istituti di democrazia diretta, con l’iniziativa popolare delle leggi e il referendum abrogativo rafforzati, con l’introduzione di quello propositivo e d’indirizzo per la prima volta in Costituzione. E’ questa un grande rafforzamento della sovranità popolare perché viene introdotto, accanto all’esistente referendum abrogativo, il referendum propositivo e di indirizzo. E’ una bellissima norma (art. 71, comma 4):

“Ai fini di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce le condizioni ed effetti popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalità di attuazione”.

Altra importante e bella norma riguarda le leggi di iniziativa popolare che obbligatoriamente devono essere esaminate (oggi non è così):

” Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno centocinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge di iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari”.

 

6.
Viene operata una decisa semplificazione istituzionale, attraverso l’abolizione del Cnel e la soppressione di qualsiasi riferimento alle province quali enti costitutivi della Repubblica.

7.
Viene introdotto un tetto all’indennità dei consiglieri regionali, parametrata a quello dei sindaci delle città grandi; il divieto per i consigli regionali di continuare a distribuire soldi ai gruppi consiliari.

8.
L’iter della riforma è durato oltre due anni, è passato per sei letture, tre per ciascuna Camera, con quasi seimila votazioni e l’approvazione di oltre cento emendamenti. Sino alla prima lettura alla Camera il testo è stato condiviso da una maggioranza ampia, poi ridottasi per motivi non relativi al suo contenuto: riconoscere un anomalo potere di veto a chi aveva condiviso il contenuto avrebbe danneggiato il paese. Governo, il contributo delle due Camere e di vari gruppi anche di opposizione è stato comunque decisivo e rilevante.
Il testo, con le modifiche che il Parlamento ha voluto, si ispira inoltre direttamente alle proposte della Commissione per le riforme costituzionale istituita dal Governo Letta nel 2013, che rispecchiavano l’opinione largamente maggioritaria fra gli studiosi di ogni orientamento che presero parte a quella Commissione.

9.
Gli elettori sono chiamati a pronunciarsi solo sulla riforma costituzionale, non anche sulla legge elettorale della Camera. Giova comunque ripetere che nulla nella legge attuale, in combinato disposto con la riforma costituzionale, configura un’anomala concentrazione di poteri:

la maggioranza di 24 deputati alla Camera (340 con il premio di maggioranza, su 630)) non consente al vincitore né di rivedere da solo la Costituzione, né di esprimere da solo la composizione degli organi di garanzia. Questo dicono i numeri. Per la elezione dei Giudici della Corte Costituzionale, è richiesta la maggioranza dei 2/3 dei suoi componenti (420 deputati, 67 senatori). Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei 3/5 dei componenti di ciascuna Camera (378 deputati, 60 senatori). Per l’elezione del Presidente della Repubblica, serve la maggioranza dei 2/3 dell’assemblea composta da 630 deputati e 100 senatori, ossia 730 parlamentari (quindi maggioranza di 487 parlamentari). Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti (quindi, se votano tutti, la maggioranza è 438).

E’ un’affermazione, quindi, falsa dire che ci sarebbe la concentrazione di un potere assoluto, per la semplice osservazione che servono maggioranze qualificate che vanno ben oltre i numeri della maggioranza parlamentare.
Alcuni hanno anche detto che per l’elezione del Capo dello Stato, la maggioranza dei 3/5 dei votanti, significa che se le opposizioni non partecipano al voto, se una cinquantina di parlamentari della maggioranza non partecipa al voto perché in crociera, se una ventina di parlamentari della maggioranza non partecipa al voto, perché ha il cimurro, se una trentina di parlamentari della maggioranza non partecipa al voto perché ha litigato con il compagno o la compagna, il numero dei votanti di riduce di moltissimo e il Presidente della Repubblica, potrebbe essere eletto con maggioranze poverissime. Vi sembra un argomento? Dicono che ciò sarebbe l’inizio della dittatura.
Diamogli un nome: la dittatura del cimurro e degli scorbutici.

10.
C’è un’altra sciocchezza ricorrente: i senatori non sarebbero eletti dal popolo, con violazione dell’art.1 della Costituzione (“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”).
NON E’ VERO.
Il 5° comma dell’art.57 stabilisce:

La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, IN CONFORMITA’ ALLE SCELTE ESPRESSE DAGLI ELETTORI PER I CANDIDATI CONSIGLIERI IN OCCASIONE DEL RINNOVO DEI MEDESIMI ORGANI, SECONDO LE MODALITA’ STABILITE DALLA LEGGE DI CUI AL SESTO COMMA

Il 6° comma stabilisce:

“Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le MODALITA’ DI ATTRIBUZIONE DEI SEGGI E DI ELEZIONE DEI MEMBRI DEL SENATO DELLA REPUBBLICA”.

E’ assolutamente evidente che i “CANDIDATI CONSIGLIERI” siano i candidati al Senato, scelti dagli elettori “IN OCCASIONE” del rinnovo dell’assemblea regionale.

E’ facilmente prevedibile che la legge elettorale per il Senato, dovendo rispettare questo principio costituzionale, dovrà prevedere una scheda per l’elezione all’assemblea regionale ed una scheda per l’elezione dei “candidati consiglieri “proposti” per il Senato.
In tal senso c’è già l’iniziativa di disegno di legge di Vannino Chiti (minoranza dem) che disciplina quanto sopra detto.

Dicono alcuni non attenti lettori: ma al primo comma dell’art.57 c’è scritto che il senato venga eletto dai consigli regionali fra i propri componenti e fra i sindaci dei territori.
Ebbene, la norma è perfetta perché bisogna tenere a mente l’art. 122 della Costituzione (immutato sul punto), secondo cui:

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta nonché DEI CONSIGLIERI REGIONALI sono disciplinati con legge della Regione…”.

E’ quindi necessario che prima della elezione al senato dei consiglieri SCELTI dai cittadini, l’assemblea regionale debba procedere alla verifica prevista dall’art.122 della Costituzione, per procedere quindi con voto dell’assemblea regionale che dovrà essere “IN CONFORMITA’ ALLE SCELTE ESPRESSE DAGLI ELETTORI“.
Si ponga, invero, il caso di un CANDIDATO CONSIGLIERE al Senato, la cui elezione venga annullata dall’assemblea regionale per vizio di eleggibilità o incompatibilità, ovviamente dovrà scorrersi il listino dei candidati consiglieri al senato, facendo subentrare il candidato immediatamente successivo a quello la cui elezione è inficiata.
Tutto ciò sarà materia della legge che dovrà essere fatta, contenendo la Costituzione, ovviamente, solo i principi che devono essere rispettati ed applicati. Diversamente la legge per l’elezione del senato, sarebbe incostituzionale.

11.
Assolutamente priva di pregio è l’affermazione che si regalerebbe l’immunità ai peggiori delinquenti solitamente allocati nei consigli regionali. Dimentichiamo, nell’occasione, che i consiglieri regionali vengono eletti dai cittadini e quindi espressione della sovranità popolare.
Dobbiamo però rifiutarci di accettare come ineludibile la scelta da parte dei cittadini di delinquenti. Non si può convivere con una tesi del genere. Noi vogliamo le istituzioni sane e non marce. Questo è un dovere della politica nel rispetto dei principi della Costituzione. Noi dobbiamo fare il massimo sforzo per la migliore selezione del ceto politico.
L’art. 68 della Costituzione sulla cosiddetta “immunità” non è stato modificato.
Peraltro si parla impropriamente di immunità, in quanto l’immunità è stata abolita nel 1993.
Ora è: 1) insindacabilità per le opinioni e voti espressi nell’esercizio delle funzioni. 2) necessità dell’autorizzazione per procedere a perquisizioni, arresto (salvo che non si tratti di flagranza di reato) ed intercettazioni.
Nessuna indagine, nessun processo e nessuna sentenza , sono fermati dall’art. 68 della Costituzione.

Non poteva scegliersi che l’art. 68 valesse per una camera e non per l’altra.
E’ arrivato il momento di eliminare per tutti l’art. 68 della Costituzione?
Se il Parlamento vorrà, potrà affrontare questo tema di revisione costituzionale. Potrebbe essere il popolo a proporre un disegno di legge o un referendum abrogativo o un referendum propositivo o d’indirizzo. Tutte queste cose, oggi si possono fare. Prima gli spazi erano più angusti.
Oggi la Costituzione respira e si sente giovane, si scrolla un poco della muffa accumulatasi in tanti anni per la realizzazione dei principi fondamentali e, per continuare ad essere la Costituzione più bella del mondo, si rinnova e modernizza nelle parti regolamentari e procedimentali.

Così come tutto si tiene nella Costituzione del 1948, anche nella riforma di cui stiamo discutendo è evidente che il superamento del bicameralismo, la riforma del procedimento legislativo, razionalizzazione dei poteri regionali fanno parte di un unico disegno che può essere positivamente valutato.
A quanti, come noi, sono giustamente affezionati alla Carta del 1948, esprimiamo la convinzione che – intervenendo solo sulla parte organizzativa della Costituzione e rispettando ogni virgola della parte prima – la riforma potrà perseguire meglio quei principi che sono oramai patrimonio comune di tutti gli italiani.
Lungi dal tradire la Costituzione, si tratta di attuarla meglio, raccogliendo le sfide di una competizione europea e globale che richiede istituzioni più efficaci, più semplici, più stabili.

LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE ED IL REFERENDUM CONFERMATIVO – POST n. 3

settembre 29, 2016 in Appunti

 

Dalla pagina fb  I care

 LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE ED IL REFERENDUM CONFERMATIVO – POST n. 3

L’ ARTICOLO 57 – COMPOSIZIONE ED ELEZIONE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

“L’articolo 2 del testo di legge costituzionale – modificando l’articolo 57 Cost. – definisce una diversa composizione e una nuova modalità di elezione del Senato della Repubblica. In particolare, il nuovo Senato si compone di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali, eletti dai consigli regionali o delle province autonome, in conformità alle scelte degli elettori, invece dei 315 senatori elettivi previsti dal testo costituzionale vigente. Al contempo, il Presidente della Repubblica può nominare fino a 5 senatori, che durano in carica sette anni, tra i cittadini che hanno illustrato la patria per altissimi meriti. Si aggiungono inoltre gli ex Presidenti della Repubblica in qualità di senatori di diritto e a vita.

La composizione del nuovo Senato viene quindi così configurata:

– 95 senatori sono eletti dai consigli regionali e dai consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano; ciascun consiglio elegge un numero di senatori in proporzione alla popolazione della regione quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione (quarto comma art. 57 Cost.); di questi 95: 74 senatori sono eletti tra i membri dei Consigli regionali;
– 21 senatori sono eletti tra i Sindaci dei comuni dei rispettivi territori, nella misura di uno per ciascun consiglio;
– fino a 5 senatori sono di nomina presidenziale, scelti tra coloro che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario;

Per quanto attiene alle modalità di attribuzione alle regioni dei 95 seggi, il terzo comma dell’art. 57 Cost. prevede che nessuna Regione possa avere un numero di senatori inferiore a 2 e che ciascuna delle province autonome di Trento e di Bolzano ne abbia 2.

Le “modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei componenti del Senato tra i consiglieri e i sindaci”, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale e locale sono regolate – in base a quanto previsto dal sesto comma dell’articolo 57 Cost. – con legge approvata da entrambe le Camere. L’elezione dei senatori, come già detto, avviene con metodo proporzionale, da parte dei consigli regionali e delle province autonome tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei comuni del rispettivo territorio.”

* Fonte Servizio Studi Camera dei Deputati, schede di lettura, n. 216/12 parte prima. Maggio 2016

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